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P.I.L. o stile di vita? Le correzioni del prof. G. Viganò Uni Bocconi

Riporto volentieri, smpre disponibile al dialogo e al confronto e a cogliere autorevoli suggerimenti le considerazioni del prof. G, Viagnò, grande maestro del Mkt territoriale, della Uni Bocconi di Milano

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P.I.L. o stile di vita?

Riporto il mio interevento come presidente del percorso enogastronomico "Strada del Prosciutto e del Vino dei Colli di Parma" alla XXII fiera del tartufo di Fragno.

Schianchi Mario.

Ringraziamenti.

 

Innamorato di Calestano, della sua fiera.

 

Valorizzazione è reddito per un territorio da un prodotto riproducibile senza depauperare, al pari del vino, dell’olio….

 

Il tartufo, un prodotto che a pieno titolo entra nell’ economia sostenibile, un modello di sviluppo che recupera ed integra i concetti dell'economia tradizionale e dell'ecologia, seguendo i principi della vocazionalità e dei talenti.

L'Economia sostenibile, si fonda sulla capacità del sistema Terra, di ripristinare in un certo periodo le stesse energie utilizzate, un modo di agire che contribuisce a salvaguardare la società e conservare l'ambiente per le generazioni future.

L’economia finanziaria, quella perseguita negli ultimi decenni è una ricchezza fittizia che ha determinato un impoverimento del patrimonio ambientale originario attraverso la sua monetizzazione. Tale accumulazione viene definita (PIL) Prodotto Interno Lordo che viene visto quale indice del benessere di una nazione.

Ancora oggi molti amministratori occidentali vantano di avere aumentato il PIL del loro comune di avere raddoppiato, triplicato il numero degli abitanti senza rendersi conto del rovescio della medaglia, a meno che non sia in mala fede e celino un interesse personale come purtroppo spesso oggi la stampa enuncia, e tutto ciò comporta una spesa continua per adeguare le strutture che servono alla vita del territorio, rifiuti, scuole, rete viaria, casa; nuova e indiscriminata cementificazione, ricordiamoci che siamo fra i paesi più cementificati, e quindi continua energia, che il nostro pianeta non sempre riesce a riprodurre, non tralasciando il problema di spostamento di grandi masse di popolazione con le conseguenze che ben tutti conosciamo.

 

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Strade dei vini e dei sapori

Ha ragione da vendere il ministro dell’agricoltura Catania sulla necessità di sostenere la cucina italiana all’estero, quale promozione dell’agroalimentare made in Italy, ma non dovremmo nemmeno sottovalutare quel che è la ristorazione locale quando sono gli stranieri in Italia.

La ristorazione nel nostro paese come già avevo avuto modo di sottolineare in una news sul nostro sito del 27 giugno “Parma: cucina a rischio” non sempre esalta la nostra tradizione e le nostre produzioni tipiche ed anche questo non è un fattore da sottovalutare. Troppo spesso nelle città turistiche la ristorazione locale, utilizzando maestranze non autoctone e spesso cercando di fare concorrenza sul prezzo non esprime al massimo il territorio. Con legge 268/99 lo stato promuove i percorsi enogastronomici:

Art. 5 - Applicazione della legge
1. Le disposizioni della presente legge si applicano anche per la realizzazione delle 'strade' finalizzate alla valorizzazione, anche congiunta, di altre produzioni di qualità, con particolare riguardo all'olio d'oliva ed in genere ai prodotti tipici
.

dando la possibilità ai turisti di addentrarsi, di immergersi, di conoscere quelli che potremmo definire i must, le eccellenze del nostro agroalimentare, una legge semplice di pochi articoli che trovò inizialmente grande fervore almeno in Emilia-Romagna.

Probabilmente il calo di entusiasmo e da ricercare nelle vicissitudini di ICE ENIT, il mancato rifinanziamento, la non chiara sottoscrizione dei dettami di cooperazione pubblico/privato, ma ciò non esclude che si trattava di un buon e lungimirante progetto che andava a sostegno non solo del turismo ma di tutta una economia che è alla base del nostro prodotto agroalimentare e di tutto quanto gli gravita attorno. Una sinergia quella delle “strade” che una politica più attenta ed oculata dovrebbe immediatamente prendere in mano, valutato anche l’attuale momento di crisi e considerato che una volta avviata con regole certe e chiare si autofinanzia con l’apporto di quei soggetti che hanno capito e superato il concetto di concorrenza interna.

Lettere come quella che riporto “Hi Mario and Laura. We had “Pappardelle al ragu di prosciutto” for dinner. That was very delicious!. My wife wants to try to cook it in Japan. Do you know any Web site which introduces how to cook? Or, you can teach me in Italiano. non sono solo di gratificazione personale, ma promozione del prodotto italiano di cui tutti dovremmo esserne fieri.

 

Schianchi Mario *Agriturismo Ciato*

 

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Magica terra

Riscoprire se stessi, ritrovare il silenzio, liberare la mente, conoscere nuova gente: tutto questo grazie ad una lenta passeggiata in mezzo alla natura. Lo sanno bene gli amanti del trekking e dell’hiking, che amano trascorrere il loro tempo libero facendo lunghe passeggiate, in una terra dove non mancano castelli e borghi, rocche e pievi, abbazie e chiese in un panorama di dolci pendii e vallate ineguagliabili, forgiate dalla natura e addomesticate dall’uomo, dove convivono paesaggi rurali affiancati da scenari di grande prestigio agroalimentare; carraie, boschi, fossati e opifici che ben testimoniano l’opera geniale dei valligiani. Siamo all’agriturismo Ciato sulla dolce pedemontana parmense, sotto lo sguardo amoroso del maniero di Torrecchiara, castello voluto dal Pier Maria Rossi per l’amata Bianca Pellegrini di Arluno quale dimora estiva. Qui, tradizione, arte e  natura si sposano con l’esaltante enogastronomia amata in tutto il mondo. Se l’Italia è la patria del gusto, la provincia di Parma è la meta ideale di chi ama quel magico connubio sinonimo del “buon vivere”: cibi genuini ed esclusivi, tradizione, arte e ambiente. E proprio in questo periodo oltre soddisfare il palato dall’aia di Ciato si soddisfa la vista; rivolgendo lo sguardo a sud proprio intorno al castello una tavolozza di suggestive tonalità di colori delinea le prime colline dove da poco è finita la vendemmia e dalle cantine esce un inebriante aroma di mosto.  Un momento magico per questo lembo di terra, dove le cucine sprigionano gli aromi dei primi prodotti autunnali e l’aria tersa trasporta i profumi dell’Appennino, del prosciutto e del formaggio parmigiano;  fiori all’occhiello della gastronomia italiana. Secoli di storia: già Catone il Censore nel 184 a.c., Strabone e Polibio parlano di allevamenti di suini e di cosce messe sotto sale, ed il Boccacio nel 1351 nel paese del Bengodi “ Et eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti, che niuna altra cosa facevan, che fare maccheroni e ravioli e cuocerli in brodo di capponi, e poi li gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava, più se n'aveva”

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Even Robert from Cologne like Ciato

L’agriturismo Ciato è sempre più internazionale e sempre più numerosi gli stranieri che ci raggiungono per conoscere la nostra storia e la storia dei prodotti di Parma, ringraziamo Robert (Colonia Germania) e Akiyoshi Samizo (Giappone) che dopo il loro soggiorno ci hanno inviato le foto e dato l’autorizzazione a pubblicarle sul nostro sito web.

 

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fiera nazionale del tartufo

Ai nastri di partenza, patrocinata dalla strada del prosciutto, la XXII fiera nazionale del tartufo nero di Fragno. Quattro fine settimana di gusto per scoprire la ValBaganza e le bellezze di Calestano. L'abitato del Capoluogo è situato in prossimità del Torrente Baganza, ed è distante 31 Km da Parma. Il territorio di Calestano fu abitato in epoca preistorica, come attestano manufatti in selce rinvenuti nella zona. L'origine del borgo risale tuttavia al Medioevo, periodo in cui l'abitato era sottoposto alla giurisdizione dei Fieschi. Il feudo di Calestano appartenne alla famiglia Fieschi sino ai primi decenni del XVII secolo quando fu venduto ai Tarasconi. Fu definitivamente soppresso in epoca Napoleonica. Alla signoria dei Fieschi risale un'importante raccolta di "ordinamenti", nota come "statuti calestanesi"; le "leggi Fiesche" di Calestano abbracciano un periodo assai ampio compreso tra il tardo Medioevo e il 1650, anno in cui il feudo fu venduto al conte Camillo Tarasconi. Ad avvalorare l'origine medioevale del borgo è la struttura urbanistica di Calestano, di tipo direzionato, incentrata su di un edificio emergente ora scomparso. La vecchia strada maestra di Calestano corrisponde all'attuale via B.go Manone sulla quale prospettano numerosi fabbricati di età medievale. Il patrimonio architettonico di Calestano è caratterizzato da una notevole varietà di tipologie. Nell'estremità superiore del borgo prevalgono le case a schiera d'origine medievale, mentre in quella inferiore si incontrano spaziose corti murarie delimitate da ampi portali d'ingresso. Da anni a Calestano, in autunno, si svolge la fiera del Tuber Uncinatum essendo, a detta delle genti, la frazione di Fragno una delle più produttrici di tartufo dell’Appennino parmense. Per chi soggiorna all’agriturismo Ciato, Calestano è raggiungibile oltre che dalla strada provinciale dalla comunale Langhirano Fragno Calestano ricca di punti panoramici in cui nelle belle giornate è visibile gran parte della pianura padana.

Consigli per l’uso del tartufo

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e anche questo aiuta.

----- Original Message -----
Sent: Thursday, September 27, 2012 7:27 AM
Subject:

Hi Mario and Laura,

 

We are back to Japan.

We enjoyed stay at Ciato with delicious food and warm-heart.

 

It was the first time to visit Italia for us and we love Italia!

I will try to study Italian so that I can enjoy more next time.

 

Hope to see you soon again!

 

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Turismo: contadini e assessori

Non so se ai contadini è concesso suggerire agli assessori, esprimere un opinione e una proposta che potrebbe essere di aiuto al Paese. Non è un pensiero originale che il modello attuale dell'economia italiana debba evolvere per affrontare i terribili sconvolgimenti macroeconomici dell'Europa e del mondo. Un approccio differente deve essere perseguito per riguadagnare le posizioni perdute, garantire un ruolo al nostro Paese nello scacchiere mondiale e preservare un posto di lavoro a centinaia di operatori di buona volontà. Una proposta sicuramente populista di cui si parla da anni, … se ne parla …… , tant’è che addirittura stiamo perdendo sempre di più posizione. Si potrebbe partire, e anche questa e cosa nota, dall’educazione, per permettere una formazione più adeguata ed attinente ai tempi e alla necessità delle nostre aziende di settore, una formazione più pratica, più umanistica e meno teorica, coi piedi per terra. Ritengo che il nostro Paese, le nostre città dovrebbero guardarsi in casa seriamente, valutare con attenzione il loro patrimonio storico e culturale. Lo sanno, ma ci si contraddice, e spesso lo si da in gestione al ministro o all’assessore più sfigato o ancor peggio ad un assessore già impegnato che lo tiene come delega di terza battuta, diventando una risorsa mal sfrutta, quando non è devastata o gestita con improvvisazione. Un patrimonio che non crea reddito, almeno a casa nostra se è vero come è vero che il Colosseo e dato 1 a 10 alla torre Eiffel (con tutto rispetto), se le aziende enogastronomiche degli operatori francesi diventano di difficile gestione durante i fine settimana e qui da noi si tribola a impegnare la giornata. L’informazione e l’accoglienza, in questa epoca moderna, sono materie facoltative, presuntuosamente pensiamo di saperlo fare. Ma se ci guardiamo intorno la promozione è una babele in cui il turista tribola ad orientarsi, nel contempo un dispendio di risorse, spesso pubbliche che solo da noi trova giustificazione. In queste condizioni economiche è opportuno “copiare” anche a livello internazionale ed è inderogabile a livello regionale e nazionale una nuova stagione di cooperazione pubblico privato in cui anche la nostra regione in un recente passato ha dimostrato di esserne all’altezza. Logicamente parliamo di TURISMO.

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Wine Lovers

Non sono dei sommelier, ma sempre più numerosi gli stranieri che arrivando in agriturismo ci chiedono di assaggiare le varie tipologie di vino del territorio, perché; che si parli di lambrusco o di berbera piuttosto che di malvasia hanno sapori ed aromi che difficilmente riscontrano nella stessa tipologia che trovano nei loro Paesi. Un valore aggiunto e un impegno sempre più oneroso per gli operatori dei percorsi enogastronomici, ma che proprio nella vera identità del territorio trova il valore aggregato che fa si che questo segmento di turismo non abbia risentito della crisi e rimanga di aiuto a tutto il turismo culturale, artistico che sia. Anche per la gastronomia c’è un cambiamento di richiesta, calano i piatti a base di carne a vantaggio di piatti più “poveri” e semplici ma pur sempre legati alla tradizione, una rivalutazione del cibo semplice e genuino, che negli USA e in Europa si moltiplicano con grande successo. Sarà opportuno prestare attenzione a questa piccola evoluzione nell’indirizzo delle coltivazioni dei nostri agriturismi e nella preparazione dei piatti. Sarebbe anche interessante studiare un sistema affinché anche le piccole realtà associate, superato il timore della concorrenza e capito che anche le piccole diversità possono essere un valore aggiunto per gli operatori, poter far si che chi si porta a casa un emozione di un gusto forse inaspettato avesse la possibilità ogni tanto di trovarselo anche sul cancello di casa ad un costo accessibile. E’ così la rincorsa alla globalizzazione alla standardizzazione acclamata dai saggi della grande distribuzione e della grande industria incomincia ad andarsi a far friggere. Ritornano e sono sempre più ricercate le produzioni di nicchia. Nei paesi più evoluti quelli di cui si dice abbiano raggiunto il così detto “benessere” assistiamo ad una controtendenza dei consumi sfrenati ed omologati, il consumatore si sta avviando verso cibi che più valorizzano il territorio e che sono ecosostenibili. Non si parla di chilometro zero, ma di un mercato nuovo, per chi né ha la possibilità, che si affianca al mercato imposto, consumatori sicuramente disponibili a fare un passo indietro, ma che prestano sicuramente anche maggiore attenzione alle esigenze del pianeta. Noi all’agriturismo Ciato ci stiamo lavorando da anni, essere precursori delle tendenze spesso non ripaga materialmente ma moralmente appaga. Opportunità che va colta e valorizzata specialmente in questi momenti. Un occasione per conciliare la sana aria aperta della nostra food-walley al sano cibo.

Schianchi Mario

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Turismo: le cose che ti stimolano a continuare

Fa veramente piacere trovare chi passando dal nostro agriturismo manifesta di essersi portato a casa un esperienza ed un emozione e quando ne arriviamo a conoscenza volentieri riportiamo. Eventuali errori possono essere dovuti alla traduzione dal Tedesco, all’Italiano e Inglese anche se c’è l’abbiamo messa tutta con google traslate. Tre ore… è questa è una grossa carenza nel nostro settore di cui ci scusiamo, ………ma con un po’ di impegno anche con i tedeschi ci arrangiamo.

 

Agriturismo Ciato, una bellissima cartolina della pedemontana parmense, con l’obbiettivo che guarda verso le colline e il castello di Torrechiara. Di notte le luci dei paesini sembrano un presepe sotto il cielo di Orione, mentre di giorno il verde irlandese ricopre la maggior parte delle rigogliose colline, interrotto da meravigliose tavolozze di colori dei pampini. Un posto ideale per assaporare il territorio, specie se accompagnato da un bicchiere e qualche salume. Qui le donne dell’agriturismo sono maestre nel preparare la “torta fritta” un semplice impasto tipico di Parma, che si fa risalire ai Longobardi (farina, lievito di birra, acqua, olio di oliva, sale), da gustare ancora caldo con culatello, prosciutto, da sogno con una pancetta di 30 mesi e spalla cotta. Salumi custoditi nelle cantine sotterranee perché ci raccontano né gli sbalzi di temperatura né la luce deve colpirli, ma devono essere custoditi dal grembo di Madre Terra. Poi un buon bicchiere dei colli, nel bicchiere Bormioli, quelli infrangibili, quelli della nonna per intenderci, dal vetro spesso e a bocca larga, dove ci puoi ficcare anche il naso, in modo che si ossigeni bene e rilasci i profumi di questo meraviglioso lembo di terra mentre fa divertire le papille gustative. I piatti che sforna la cucina sono eccellenti, ma per la prima sera ci siamo fermati qui, stanchi del viaggio, ma soprattutto appagati e felici di portare in camera, semplici ma arredate con tatto e soprattutto con ampi servizi, un gusto piacevole e sapido che rimane così persistente da non desiderare né caffè né ammazzacaffè, se non una chiacchierata con persone autentiche.

W. Albert

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Turismo, arancia, telefono.

Pensare che il turista possa essere considerato un arancia è sbagliato.

Pensare che il turismo sia come il telefono è corretto, nel tempo cambia, si evolve.

Da sempre mappe, brochure e flyer sono stati gli strumenti sui quali si è costruita l’informazione e l’accoglienza turistica nel nostro Paese. Oggi questo non funziona più perché i turisti sono cambiati così come i telefoni, sono cambiate le loro abitudini. Le informazioni sulla destinazione, infatti, e ormai uno dei principali fattori in grado di influire sulla scelta finale del turista, vengono richieste e raccolte prima di decidere la meta. L’accoglienza turistica, di conseguenza, deve adeguarsi a questi cambiamenti e giocare d’anticipo: deve essere presente nel momento stesso della ricerca quando il turista sta decidendo la destinazione delle sue vacanze oppure mentre sta raccogliendo informazioni su cosa vedere e cosa fare in loco. Dobbiamo quindi essere disponibili ad aiutare il cliente/turista anche attraverso i nuovi strumenti, in primis i social media e il mobile. È determinante il web come mezzo di presentazione e accoglienza lo dimostrano il calo di afflussi agli IAT. Il turista pretende, ed a ragione,  già prima di partire cosa lo aspetta, cosa vedrà, cosa potrà fare.

Noi dell’agriturismo Ciato già da tempo abbiamo sul nostro sito la pagina “cosa fare” ma non la riteniamo più sufficiente, abbiamo predisposto, per chi lo desidera, un servizio di consulenza personalizzata al fine di rendere anche più emozionante l’attesa del viaggio e tutto ciò impegna le maestranze dell’azienda a rendere l’accoglienza superiore all’aspettativa, soprattutto per quanto è più attinente al nostro territorio “l’enogastronomia”

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Parma-Turismo: una malvasia con Giuseppe Verdi

Le recenti polemiche sul Teatro Regio di Parma e sul festival Verdi mi hanno portato a chiedere proprio a Giuseppe se si sente un attrattore turistico. “Il patrimonio culturale ed artistico è da sempre una delle motivazioni di viaggio ed oltre alla mia musica Parma ha anche un teatro storico, legato al Ducato e una buona nomea c’è l’hanno o c’è l’avevano anche i parmigiani loggionisti. L’identità è un fattore importante per il turista, un identità locale che dovreste avere conservato, di contro dovete ricostruirla, e perché no enfatizzarla …. E’ fondamentale; l’Emilia-Romagna si promuove con l’espressione “Terra con l’anima” e se nel prodotto non c’è un anima cosa può comprare il turista? Il nulla! E’ prodotto quel qual’cosa che ha un nome proprio una sua generalità che il turista ritiene unica o perlomeno diversa. La conservazione, il mantenimento di questa identità per un territorio è fondamentale perché sia attraente anche turisticamente. Parma poi, è un contenitore unico di motivazioni. Nella “cultura” è possibile individuare tanti motivi per altrettante, diverse, vacanze; il passaggio dalla “cultura” intesa come unità monolitica del sapere, alle “culture” espressione di valori diversi e compresenti è labile e la domanda di turismo culturale varia a seconda dell’intensità della motivazione. Spesso è rafforzata dalla voglia di scoprire le produzioni, dall’enogastronomia, dal paesaggio e dalla fama di ospitalità che un territorio sa esprimere. Mirare giusto al segmento di chi intende la cultura in modo maniacale quasi da farne uno studioso rispetto a chi ha questa motivazione più fragile può essere riduttivo per un territorio che esprime tante altre opportunità non vanno trascurati coloro che come motivazione maggiore possono avere l’evasione occasionale per rivedere amici e parenti per rilassarsi fra i borghi …….. , ma ciò non toglie che anche per loro la serata a teatro possa essere il retrogusto piacevole e memorabile in una vacanza nata con finalità diverse. C’è da costruire un prodotto pieno di prestazioni che siano appetibili per il turista, che già prima del viaggio lo emozionino. Se costruito bene c’è ricaduta per il territorio, il valore economico massimo si genera quando un turista dorme nel luogo che visita, non si genera quando un turista vi trascorre poche ore o una sola giornata. In questi casi capita spesso che i costi sociali siano nettamente maggiori dei ricavi, come è nel caso di troppe manifestazioni autoreferenziali”

Schianchi Mario

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Agricoltura: ne parla Scaramuzzi

Quando c’è un attimo di tempo è sempre piacevole andare a sbirciare quello che i nostri vecchi professori di agraria avanti negli anni ma al passo coi tempi, magari inascoltati, continuano ad enunciare. Oggi mi sono soffermato sulla relazione del prof. Franco Scaramuzzi, professore emerito e medaglia d’oro dell’Università di Firenze, presentata all’accademia dei georgofili a maggio; di cui mi piace riportare alcuni passaggi.

“Per mantenere piacevole e rigoglioso il paesaggio agricolo, occorre innanzitutto che sopravviva un agricoltura valida, quindi cangiante nel tempo e dalla quale gli agricoltori possano trarre reddito. La difficoltà di conseguire un reddito –continua il prof. Scaramuzzi- da parte delle aziende agricole, rappresenta oggi il vero e prioritario problema da affrontare con urgenza, facendovi convergere ogni iniziativa. Non si può pretendere che gli agricoltori continuino a svolgere i loro importanti ruoli di pubblico interesse senza alcun riconoscimento e senza un reddito proporzionato al proprio impegno.

Così dopo avere spaziato sulla storia dell’agricoltura ed aclarato che oggi a diversità degli anni dello scorso secolo per fare impresa servono soprattutto due fattori: “Conoscenza e finanza rappresentano il binomio indispensabile per il rilancio dell’agricoltura. Il capitale fondiario, è rimarrà, un importante punto di partenza e di garanzia. Ma il terreno agricolo è da considerare come bene strumentale produttivo, così come le macchine, le strutture e gli attrezzi indispensabili per svolgere qualsiasi attività manifatturiera sia a livello industriale che artigianale. Quindi non più soltanto come bene immobiliare, inteso come logiche patrimoniali e capitalistiche”. La terra, bene strumentale sicuramente non riproducibile ed in continua diminuzione come dicevamo nel nostro post precedente (http://www.ciato.it/news_dettagli.php?lang=ita&idnews=289) che sempre più in un’ ottica di solidarietà sociale dovremo curare con tutte le dovute attenzioni. “Anche gli attuali provvedimenti -continua il professore- dettati da urgenze finanziarie , devono evitare ingiuste ed improvvide imposizioni che considerino la terra e i fabbricati colonici come bene da rendita anziché come strumento essenziale per un reddito del lavoro agricolo”. Tutto ciò lo riportiamo per nostra memoria, per ricordare uomini che in qualche modo abbiamo conosciuto e che a nostro avviso hanno caratterizzato il secolo scorso.

Mario Schianchi

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Dal set a side alla fame di suolo.

A chi abbia giovato, premesso che eticamente era molto discutibile, non è dato a sapersi, di contro oggi scopriamo di avere non sufficiente terreno per sfamarci. Questi i dati allarmanti resi noti dal ministro delle politiche agricole nel dossier Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazioneDagli anni settanta abbiamo perso una superficie agricola pari a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Ma soprattutto abbiamo perso i terreni migliori, quelli deputati a seminativi, da cui si ricavano i prodotti base dell’alimentazione. Un dato questo che riguarda un po’ tutto il pianeta; aumenta la popolazione diminuiscono i coltivi. Stessa situazione ci dicono riguardi la Cina che se mai la loro dieta dovesse eguagliare la nostra mancherebbe in percentuale un dieci per cento di coltivabile per avere l’autosufficienza.  Secondo dati ISTAT 2012 cemento, asfalto, metallo e vetro occupano il sei punto sette del territorio nazionale, la terra più fertile, la pianura padana balza al sedici punto quattro. “La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo.
Tutto ciò - ha aggiunto il Ministro - avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che più del venti per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni.” Se sino ad oggi la meccanizzazione l’innovazione tecnologica l’uso massiccio dei fertilizzanti ha supplito in grandissima parte alla sottrazione di suolo alla produzione, oggi si è giunti al punto in cui l’applicazione di maggiori quantità di tecnologie attualmente disponibili non corrisponde ad un incremento del rendimento della terra.

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Salone del camper

PARMA: CITTA’ D’ARTE
Arriva l’autunno e con il ricordo del mare e del monte si ritorna a scoprire le città per una vacanza breve, magari per fare rifornimento anche di qualche prelibatezza culinaria la dove il prodotto ha i propri natali e Parma in questo periodo offre un opportunità in più; il salone del camper. Parma, notissima oggi soprattutto per le sue vicissitudini politiche, il primo sindaco in Italia del movimento 5 stelle la clamorosa sconfitta dei “rossi” che più che rossi emiliani sembrano rossi sbiaditi. Ma la storia di Parma che ha origini lontane a ben visto altro. Colonia romana dal 185 a.C., Parma raggiunge la sua massima espansione in età  imperiale, ottenendo nel I secolo d.C. il titolo di “Julia”, per la fedeltà  dimostrata verso Roma. Chrysopoli (citta d’oro) sotto Teodorico (553-568), periodo Bizzantino. Nel 568, i Longobardi occuparono circa un terzo della superficie abitata, trasformando Parma in un centro militare e amministrativo con l’insediamento di un duca.
La città  divenne libero comune nel XII secolo; nel 1513 venne annessa allo Stato della Chiesa; nel 1545 Papa Paolo III creò il Ducato di Parma e Piacenza, destinandolo a suo figlio Pier Luigi Farnese, i cui discendenti lo governarono fino al 1731. In questo periodo Parma conobbe una particolare fama per la sua scuola di pittura, con artisti come Correggio e Parmigianino.
Nel 1748 il ducato passò alla famiglia spagnola dei Borbone: è uno dei periodi di maggior splendore, in cui la città  viene arricchita di  eleganti architetture neoclassiche e di importanti istituzioni quali
la Biblioteca Palatina.
L’11 aprile 1814 il trattato di Fontainebleau, seguito all’abdicazione di Napoleone, pone il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla sotto la protezione dell’Austria. Maria Luigia d’Austria regge le sorti del Ducato fino al 1847, quando esso viene riassegnato ai Borbone.
Nel 1860 tramite plebiscito il ducato passa al Regno di Sardegna, e quindi al Regno d’Italia.

Da non perdere:

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Itinerari su due ruote.

Le ferie si fanno sempre più corte e per chi le vuole fare in motocicletta spesso diventano impegnative anche per i continui cambi di sosta notturna. Che ne dite allora di scegliere una base da cui partire tutte le mattine dopo un abbondante colazione per dei circuiti ad anello che vi portano ad incontrare tutto il fascino dell’Appennino tosco emiliano, veri e propri gioielli della natura attraversati da nastri di asfalto che riescono ha farti “godere” tutta la tua moto, piuttosto che girare verso Parma per visitare la città e le terre di G. Vedi e G. Guareschi, autore di Peppone e Don Camillo.

Vi sto parlando di Ciato, agriturismo di Panocchia Parma che ha individuato itinerari diversi e ideali per soddisfare le esigenze e i desideri di ciascun moto turista. Itinerari da gustare sia per gli amanti della natura, dell’arte e della storia, sia per chi più semplicemente vuole vivere momenti magici se accompagnato dalla sua lei. Qui si possono fare soste prolungate per ammirare scenari unici sulle vallate e sui numerosi laghi, visitare castelli o resti romani e per gli amanti del gusto incontrare, la sui crinali, il connubio di diverse cucine, dai “pisarei” piacentini ai “testaroli” lunigianesi piuttosto che i tradizionali piatti dell’alto reggiano ho parmense… e alla bassa il pesce del Po piuttosto che il culatello e lo strolghino. Un offerta ricca e aperta ad ogni segmento di motocicletta, per chi ama le sfide e per chi  ama viaggiare slow.

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.. e dopo TripAdvisor un altro regalo...

regalo quanto mai gradito da Sergei Gamalei

-Quando le parole pagano più della moneta-

"Ciao il mio amico Mario! molto felice che non dimenticare biker russo dalla Francia)
Permettetemi di ringraziare ancora una volta tu e la tua famiglia estesa per tale attenzione e buon vino sulla vostra vacanza che ho visitato.
Vostra casa e la vostra famiglia un posto meraviglioso da visitare e fermare i motociclisti dall'Europa e Russia, sarà raccontare tutti i miei amici su di esso e se qualcuno vuole venire a farvi visita, sarà solo troppo felice, naturalmente io sono sempre con i miei amici verrà a farvi visita. Buona fortuna il mio Amico Mario in tutte le tue azioni!"

 

 

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Ciato su TRIPADVISOR.

Inaspettata è quanto mai gradita la lettera giunta oggi.

“Congratulazioni! Avete ottenuto l’adesivo –Consigliato su tripaAdisor-

I viaggiatori sono rimasti colpiti dalla vostra struttura e dal livello del vostro servizio e questo si riflette nelle loro recensioni………..” che noi, più attenti alla soddisfazione del cliente che alla promozione internet, in quanto agricoltori e non esperti delle diavolerie del web, non avevamo mai preso in seria considerazione. L’occasione è ghiotta, da oggi seguiremo con attenzione, sperando di riuscirci, anche TripAdvaisor, seppure da un primo approccio ci appare non semplice; ma sicuramente cercheremo di aumentare la nostra attenzione agli ospiti, ringraziando di cuore sin da ora coloro che ci hanno segnalato.

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Reiki

Il Reiki, secondo i suoi sostenitori, è una pratica spirituale usata come forma terapeutica alternativa per il trattamento di malanni fisici, emozionali e mentali. Secondo la tradizione fu Mikao Usui, nato in Giappone nel 1865, a sviluppare la pratica del Reiki affermando di avere ricevuto l'abilità di curare dopo tre settimane di digiuno e meditazione sul Monte Kurama. I praticanti di Reiki usano infatti un tecnica analoga alla "imposizione delle mani", che, affermano, canalizza le energie terapeutiche. Nell'aprile del 1922, Usui andò a Tokyo dove fondò il primo Reiki Ryoho Gakkai, un gruppo di cento persone che si incontravano periodicamente per mettere in pratica il Reiki. Il nome Reiki deriva dalla pronuncia di due caratteri giapponesi che descrivono l'energia in sè: ' rei' (significante 'l'aldilà' o 'spirituale') e ki (in cinese qi, qui nel significato di 'energia' o 'forza vitale').

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raduno suzuki demoride tour

In attesa che vengano pubblicate da Suzuki e I.O.C.I le immagini ufficiali del demoridetour di Parma e del 10 anniversario del club vi invitiamo a visitare in anteprima alcune  immagini del raduno presso l’agriturismo Ciato di Parma. Vista la squisitezza degli ospiti chi vorrà ritornare presso di noi dimostrando con una foto di essere stati partecipi del raduno effettueremo per tutto il 2012 e il 2013 uno sconto speciale da concordare secondo la permanenza.

 

http://intruderclubbelgium.webs.com/apps/photos/album?albumid=13718009&pagesize=60&page=2

 

http://www.google.it/search?q=intruder+fest+ciato&hl=it&rlz=1T4ADFA_itIT464&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=bxQRUMvSDarP4QSBkYHgBw&ved=0CFgQsAQ&biw=1280&bih=592

 

http://www.motoblog.it/post/51333/raduno-intruder-owners-club-italy-a-parma

 

 

http://www.google.it/search?q=intruder+fest+ciato&hl=it&rlz=1T4ADFA_itIT464&prmd=imvns&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=nB8RUKfpF8f_4QTk54CYBg&ved=0CEAQ_AUoATgK&biw=1280&bih=592

 

http://www.ciato.it/news_dettagli.php?lang=ita&idnews=282

 

 

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A Ciato si spengono i motori delle Suzuki

Dopo giorni di preparativi e tre giorni di intensa manifestazione ieri 22 luglio ha chiuso il dodicesimo demoride tour e il raduno del club dello I.O.C.I. per festeggiare il decimo anno della fondazione. Diversi i motociclisti provenienti dall’estero che superano le presenze italiane, forse San Pietroburgo la località più lontana è prima ad arrivare. E’ stata anche l’occasione per conoscere il nuovo direttore Italia insediatosi solo da pochi giorni e alla sua prima uscita ufficiale.

Noi abbiamo cercato di dare la nostra disponibilità alla riuscita dell’evento e colto l’opportunità per fare conoscere il territorio e le sue produzioni.

Diverse le motociclette che si potevano provare o ammirare come la Suzuki da corsa messa in mostra dall’officina Boselli di Parma a cui vanno anche i nostri ringraziamenti, come allo stand allestito da Mario di Roma con la Hayabusa, fra le moto più veloci del mondo.

Dire che la maggioranza degli ospiti sono stati squisiti è forse dire poco, qui diventa difficile ricordarli tutti, nomi che hanno poca assonanza con la nostra lingua e quindi gli accomuniamo tutti in un grande grazie, da ricordare il trio Riccardo, Lorenzo e la sorella Sofia, gli animatori del demoride tour e di conseguenza ribattezzati Demo Ride e Tour.

 

 

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Una lettera da bacheca

Sent: Friday, July 13, 2012 11:45 AM

Subject: agriturismo Ciato

 

Lettera di un motociclista.

 

La presente per ringraziarvi dell’ospitalità e dei suggerimenti

Veramente eravamo un po’ scettici nella scelta, determinate un articolo su una rivista specializzata di un giornalista che aveva scelto il vostro agriturismo per provare circa due anni fa una custom cruiser; in realtà la promozione turistica del territorio non è attraente più di tanto per un amante della due ruote, anche se alla fine, grazie hai vostri consigli sono stati tre giorni di vera passione.

-Arrivati verso sera ci avete permesso di posteggiare le moto al coperto e già questo per “malati” come me e ancor più lei, non è poco, poi essendo veramente un azienda agricola e attrezzata di officina ci è stato utile. -Sistemati, prima le moto… poi io e la mia ragazza, abbiamo cenato, un prosciutto coi fiocchi e un salame supremo come antipasto, poi stranamente ci hanno proposto sottaceti/sott’oli, ma rigorosamente dopo il salume, mangiarli assieme vuol dire sacrificare prosciutto e salame tuona Mario il “patron” dell’agriturismo. A seguire un primo di pasta ripiena fatta in casa e una “duchessa di Parma” con contorno. Anche questa una scoperta…. E chi mai l’aveva mangiata?. Ottime anche le crostate della casa, dei veri elisir gli infusi a fine cena. Ma la cosa che più ci ha entusiasmato, dopo tanta perplessità e dopo averla provata…  i giri consigliati. Il primo giorno Parma e i “castelli del ducato” La città se ci metti un po’ di impegno la visiti, a parte il centro storico, tutta in sella. Meravigliosa la Cittadella, anche se la mia compagna ha preferito lo shopping in centro, ma di questo non avevo dubbi. Un panino al vecchio negozio di Pepen e via verso Fontanellato e Roccabianca, per poi ritornare verso la base toccando Felino e Torrechiara, dove non siamo entrati, privato il primo, già chiuso il secondo, ma le panoramiche che gli girano attorno oltre a presentare scenari veramente da ricordo sono godiose anche per la guida delle nostre immancabili compagne di viaggio.

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Parma: si scaldano i motori nell’aia di Ciato.

Il “Suzuki Demo Ride Tour” ha appena terminato la sua tappa romana e la prossima settimana sarà a Parma dove i centauri parmigiani e non solo avranno la possibilità di ammirare le super sportive della gamma GSX-R e provare moltissimi modelli della casa giapponese come la V-Strom 650 Abs, la GSR750 Abs, il maxiscooter Burgman nelle motorizzazioni 400 e 650A, la Bandit 650 SA, la GSX 650 F, la GSX 1250 FA, la Gladius 650, la Van Van 125, fino alla custom Intruder M800, C800, M1800R.

Perché a Parma anche Suzuki come altre case motociclistiche hanno scelto l’agriturismo Ciato.

Semplicemente perché è attrezzato e posto in una posizione strategica, nell’anfiteatro naturale dell’Appennino tosco emiliano, quale posto di partenza e arrivo per godere tutte le strade panoramiche che attraversano montagne che poco hanno da invidiare alle Alpi, pieno di scenari non solo paesaggistici, ma anche storici, culturali ed enogastronomici.
Per prenotare il test ride bisogna iscriversi direttamente sul sito internet suzukitour.it, ma Suzuki offre di più ai suoi estimatori pubblico con il suo staff tecnico a disposizione per conoscere direttamente tutte le caratteristiche specifiche delle moto spiegate dai tecnici Suzuki. Grande attenzione anche all’importanza di una guida responsabile, del rispetto dei limiti di velocità, mentre si parlerà anche dell’abbigliamento protettivo più appropriato affinché sicurezza e divertimento siano garantite al 100 per cento.
 

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la notte rosa

La Notte Rosa è un evento unico, irripetibile altrove: tutto il sistema dell'accoglienza e dell'ospitalità si mette in gioco per offrire una notte indimenticabile e un'immagine autentica della Riviera, viva, positiva e dinamica. La Notte Rosa è la grande festa dell'estate in Riviera. Tutta la costa si tinge di rosa, dal tramonto all'alba i 110 chilometri della Riviera Adriatica dell'Emilia Romagna. E sul lido di Pomposa “Sapori da mare” festeggia la notte con La Lunga Magnà-Food Street on the Beach: maxitavolata ‘in rosa’ di oltre 200 metri e per attendere che la luce sconfigga le tenebre la Jazz&Food a tutta Birra.

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Parma: i biscotti di Maria Luigia d'Austria Duchessa di Parma

Sicuramente la cucina è stata sempre per Parma un piatto forte ed ebbe come già abbiamo avuto modo di raccontare nelle nostre news grande importanza durante la reggenza del “Ducato di Parma Piacenza e Guastalla” da parte di Maria Luigia, già moglie di Napoleone, dove, nella cucina locale si incontrarono i si integrarono cucina francese ed asburgica.

Se la Sovrana amava le paste ripiene quali tortelli ed anolini, i brasati, i bolliti e il petto di pollo da cui si dice abbia preso il nome il famoso involtino duchessa di Parma, non disdegnava certo i dolci anche semplici, come il biscotto che vi raccontiamo, da “pocciare”, viste le sue caratteristiche, sia in latte fresco che malvasia dolce dei colli di Parma, che certo non mancava nelle cantine del Palazzo Ducale, oggi sede dell’EFSA. Si racconta che il biscotto sia da attribuire a Agnoletti Vincenzo credenziere e liquorista presso la corte di M.L. d’Austria. Agnoletti, nel 1803 editò in Roma il suo ricettario di non facile comprensione “La nuova cucina economica”

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