Blog

Parma: riflessioni di un agriturista

Quando si pensa al turismo, inevitabilmente viene alla mente la parola "viaggio", per cui si può associare il termine "turismo" al termine "viaggio".  In un contesto del genere, si può definire il turismo come qualcosa che è nato con la formazione dei primi agglomerati, perché il viaggio nasce dall'esigenza di comunicare tra un centro e l'altro. In molti guardano al turismo dal punto di vista statistico, economico, storico o psicologico, trattando quindi soltanto un aspetto di questo fenomeno che invece spazia dall’economia alla cultura, dalla religione allo sport, dal commercio alla medicina alla voglia della scoperta enogastronomica. Si rimane quindi perplessi quando i nostri amministratori al commercio, alla cultura ragionano più nell’ottica di eventi che spesso hanno una più marcata connotazione di giusta aggregazione della comunità locale senza azzardare una più lungimirante azione turistica dell’evento.

Molteplici ed ammirevoli sono le iniziative che si svolgono a livello locale, anche con considerevole sforzo economico, ma che non analizzano le eventuali e possibili ricadute che l’evento potrebbe avere se fosse visto anche con un occhio di attenzione al viaggio.

Creato l’evento, anche se interessante e di grande appetibilità non è detto che automaticamente abbia una ricaduta conveniente sul territorio e sulle sue attività economico commerciali, bisogna essere capaci di trasferire il messaggio da una persona ad un’altra.

Comunicare significa farsi comprendere. E la cosa non è mai scontata. Per poter comunicare bisogna senza dubbio sapersi esprimere ma perché una comunicazione si realizzi occorre:

- conoscere il mittente;

- conoscere cosa vuole comunicare;

- conoscere il destinatario;

- usare appropriati veicoli di trasmissione;

- saper suscitare interesse;

-. informare esaurientemente;

- ascoltare e valutare le reazioni del destinatario;

- migliorare, se necessario, il contenuto dell’informazione trasmessa, usando differenti e più efficaci        mezzi di comunicazione se necessario;

-  suscitare interesse con altri stimoli;

- riascoltare e valutare di nuovo le reazioni del destinatario.

Per tutte queste considerazioni dobbiamo ricordare sempre che il destinatario del nostro messaggio è qualcuno al quale non interessa instaurare un colloquio con noi, a meno che non siamo noi a stimolarlo e ad interessarlo con appelli allettanti.

Considerato in continuo aumento il turismo internazionale viene da chiedersi come mai l’Italia Paese unico al mondo per le sue molteplici potenzialità turistiche sia in affanno.

Forse la risposta, fra le tante cause è da ricercare anche nella mancanza o scoordinata comunicazione dovuta non tanto alla non capacità di trasmettere, ma piuttosto ad interessi particolari che mettono più in contesa che in rete.

Italia Paese da milioni di grandi eventi autoreferenziali!

Sarebbe più interessante che gli assessorati preposti, che gli addetti ai beni culturali e ambientali fossero più propensi a rendere  accessibili e fruibili e adeguatamente valorizzato un patrimonio che avi e storia ci hanno  lasciato in eredità.

 

Schianchi Mario

 

Continua

Assemblea annuale della "Strada Del Prosciutto" il discorso che terrò questa sera.

Questo nostro incontro ha un importanza che supera tutti i precedenti e che mi induce a sentire e vivere insieme a voi e per voi e agli operatori di questo nostro territorio, la volontà di riscatto, di ripresa, di rinnovamento e di ricostruzione per salvaguardare un patrimonio creato dalle passate generazioni e di migliorarlo per le future.

E’ vero, la crisi che stiamo vivendo porta tristezza, sconforto, risentimenti, avversioni e divisioni, ma non è solo questione di crisi, spesso e mancanza di intenti e di volontà.

Tutto ciò può portare a decisioni affrettate e disperate o quantomeno avventate.

Ma la storia ci insegna che questa terra non si rassegna facilmente e se qualcuno pensa di farci perdere la nostra identità per questioni di copertina ha sbagliato e sbaglia, perché noi siamo inscindibili dalle nostre aziende, dalle nostre botteghe, dalle nostre attività e nessuno può pensare di distaccarci dall’animo anche se sopito dei nostri mestieri, e se chi opera non ha nell’animo l’alito del territorio è corpo estraneo.

La nostra non è una campagna di poltrone, ma una battaglia di identità, si, identità di un territorio che abbiamo l’obbligo di salvaguardare e soprattutto di promuovere al di la e al di sopra di ogni ideologia, perche è un territorio che non ha eguali né in patria né nel mondo.

Sono dodici anni che siamo assieme e quando ci è stato permesso, quando ci hanno consentito di occupare quegli spazi che oggi per voi mi sento di rivendicare la “strada” ha avuto e portato i meritati riscontri, non ebbe difficoltà il censis a classificarci terzi su 156 strade riconosciute a livello nazionale, non ebbero difficoltà le città del vino a riconoscere la nostra segreteria una delle più efficienti a livello nazionale.

Per me presidente era in quegli anni impossibile partecipare a tutti i convegni e congressi in cui venivamo richiesti, fummo motivo di studio per la Bocconi di Milano e per l’estero e per alcuni lo siamo ancora.

Non è tempo di apologie né di voltarsi indietro ma di guardare all’avvenire.

Continua

Ciato, Parma; ritornano gli svedesi.

Nei giorni scorsi ha fatto tappa all’agriturismo Ciato di Parma una nuova delegazione lappone, Svezia del Nord, per approfondire e studiare la promozione territoriale.

La delegazione dopo una breve visita alla città si è recata nel borgo del castello di Torrechiara per far visita all’Antica Cantina del Borgo, per carpire i segreti della vinificazione tradizionale e per acquistare quel tanto di nettare di Bacco possibile da portare in patria. Dopo un brindisi conviviale tutti a Ciato per un focus sulla promozione, al mattino successivo al Fabiola per vedere la lavorazione del Parmigiano. Ma perché gli svedesi si sono innamorati così di Ciato.

A prescindere dal loro dire……. e continuo diffondere in patria la voce che io sia un personaggio, credo lo si debba all’Italia; Paese della qualità e dei cibi buoni, genuini, belli e variegati; come lo sono i monumenti, il suo territorio, il clima, le sue molteplici coltivazioni, la storia, le tradizioni e a volte forse sì, anche le sue risorse umane.

Un mix non riproducibile su questo pianeta.

Eppure se andiamo a leggere i dati agroalimentari e turistici stiamo perdendo terreno.

L’export italiano food e wine è al 19%, mentre sale al 27% per la Germania e al 25% per la Francia. C’è da interrogarsi!

Se da un lato i medi e piccoli produttori continuano a sfornare “must” di indiscussa qualità, i nostri grandi centri di distribuzione continuano a litigarsi aree del nostro territorio mentre McDonald, Starbucks, Lidl e Correfour invadono l’Europa.

Forse a noi basterebbe poco per migliorare la situazione, magari andando a recuperare una percentuale del falso mede in Italy.

Ma non può essere compito dei piccoli e medi produttori, e già sufficiente che loro incentivino il turismo enogastronomico e promuovano il prodotto come fanno i soci delle 156 “strade dei vini e sapori”; la commercializzazione del prodotto spetta ad altri che straparlano di sinergie ma hanno le reti bucate.

Un esempio c’è vicino a noi: Il Trentino Cooperativo e il MKT Territoriale che sta mettendo in essere la Valle d’Aosta. Ma l’Italia in generale sembra incapace anche di copiare.

Già….. sono valli lontane!

 

Schianchi Mario

 

Continua

Shoma

E’ arrivata fresca fresca dal Giappone l’immagine del piccolo “grande” Shoma, nostro simpaticissimo ospite di cui già parlammo nel nostro post “strade dei vini e dei sapori

Con il permesso dei genitori la pubblichiamo volentieri e con orgoglio, perché proprio come avevamo annunciato anche un piccolo agriturismo come Ciato può essere motore di promozione delle produzioni e tradizioni locali. Un ricordo indelebile che Shoma si è portato a casa e incita la mamma a riproporgli le pappardelle con ragù di prosciutto consumate presso il nostro agriturismo.

BUON APPETITO SHOMA! E tanti complimenti alla mamma che ha imparato a farle e cucinarle, un abbraccio anche al papà ed ai nonni.

Continua

Turismo enogastronomico. Funziona; mi ci ficco!

Il turismo enogastronomico funziona, nel 2012, supera abbondantemente i cinque miliardi di fatturato collocandosi fra i turismi emergenti, una nuova formula di turismo culturale, e per coldiretti, un italiano su tre, ritiene il cibo fondamentale per il successo della vacanza che per essere perfetta non deve mai far mancare la degustazione delle specialità enogastronomiche locali. Sono ben 229 le denominazioni di origine riconosciute dalla Comunità Europea all’Italia e oltre 4600 le specialità tradizionali censite dalle regioni, 505 i vini ad origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (Igt), unico Paese al mondo a vantare un tale patrimonio. Oggi il cibo supera, sempre secondo l’indagine; musei 29%, shopping 16% e sport al 6%. Un segmento di turismo quello enogastronomico, che non si può sottacere e che può essere l’arma vincente per un rilancio complessivo del settore, oggi più che mai la competizione fra le destinazioni per le vacanze, va gioca sulla qualità dell’intera offerta turistica. E’ dimostrato che se ben progettato e gestito, può diventare una vera risorsa per l’economia e anche un motivo per rivivere spazi geografici reconditi. L’intuizione dovrebbe essere riconosciuta alle città del vino seguite a breve dai percorsi enogastronomici ed a quei legislatori che promulgarono la 268/99 dando una legislazione, ma come sovente accade in questo Paese “piatto ricco mi ci ficco”. Il fatto che tutti ci si ficchino di per se non è negativo, negativo può essere il fatto che ci si ficchi chi non ha le dovute competenze, chi non ha alle spalle una conoscenza e una tradizione, chi lo fa perché ritiene sia un momento in cui li si può attingere, chi lo fa in concorrenza al ribasso sulla qualità delle proposte.

Continua

P.I.L. o stile di vita? Le correzioni del prof. G. Viganò Uni Bocconi

Riporto volentieri, smpre disponibile al dialogo e al confronto e a cogliere autorevoli suggerimenti le considerazioni del prof. G, Viagnò, grande maestro del Mkt territoriale, della Uni Bocconi di Milano

Continua

P.I.L. o stile di vita?

Riporto il mio interevento come presidente del percorso enogastronomico "Strada del Prosciutto e del Vino dei Colli di Parma" alla XXII fiera del tartufo di Fragno.

Schianchi Mario.

Ringraziamenti.

 

Innamorato di Calestano, della sua fiera.

 

Valorizzazione è reddito per un territorio da un prodotto riproducibile senza depauperare, al pari del vino, dell’olio….

 

Il tartufo, un prodotto che a pieno titolo entra nell’ economia sostenibile, un modello di sviluppo che recupera ed integra i concetti dell'economia tradizionale e dell'ecologia, seguendo i principi della vocazionalità e dei talenti.

L'Economia sostenibile, si fonda sulla capacità del sistema Terra, di ripristinare in un certo periodo le stesse energie utilizzate, un modo di agire che contribuisce a salvaguardare la società e conservare l'ambiente per le generazioni future.

L’economia finanziaria, quella perseguita negli ultimi decenni è una ricchezza fittizia che ha determinato un impoverimento del patrimonio ambientale originario attraverso la sua monetizzazione. Tale accumulazione viene definita (PIL) Prodotto Interno Lordo che viene visto quale indice del benessere di una nazione.

Ancora oggi molti amministratori occidentali vantano di avere aumentato il PIL del loro comune di avere raddoppiato, triplicato il numero degli abitanti senza rendersi conto del rovescio della medaglia, a meno che non sia in mala fede e celino un interesse personale come purtroppo spesso oggi la stampa enuncia, e tutto ciò comporta una spesa continua per adeguare le strutture che servono alla vita del territorio, rifiuti, scuole, rete viaria, casa; nuova e indiscriminata cementificazione, ricordiamoci che siamo fra i paesi più cementificati, e quindi continua energia, che il nostro pianeta non sempre riesce a riprodurre, non tralasciando il problema di spostamento di grandi masse di popolazione con le conseguenze che ben tutti conosciamo.

 

Continua

Turismo: contadini e assessori

Non so se ai contadini è concesso suggerire agli assessori, esprimere un opinione e una proposta che potrebbe essere di aiuto al Paese. Non è un pensiero originale che il modello attuale dell'economia italiana debba evolvere per affrontare i terribili sconvolgimenti macroeconomici dell'Europa e del mondo. Un approccio differente deve essere perseguito per riguadagnare le posizioni perdute, garantire un ruolo al nostro Paese nello scacchiere mondiale e preservare un posto di lavoro a centinaia di operatori di buona volontà. Una proposta sicuramente populista di cui si parla da anni, … se ne parla …… , tant’è che addirittura stiamo perdendo sempre di più posizione. Si potrebbe partire, e anche questa e cosa nota, dall’educazione, per permettere una formazione più adeguata ed attinente ai tempi e alla necessità delle nostre aziende di settore, una formazione più pratica, più umanistica e meno teorica, coi piedi per terra. Ritengo che il nostro Paese, le nostre città dovrebbero guardarsi in casa seriamente, valutare con attenzione il loro patrimonio storico e culturale. Lo sanno, ma ci si contraddice, e spesso lo si da in gestione al ministro o all’assessore più sfigato o ancor peggio ad un assessore già impegnato che lo tiene come delega di terza battuta, diventando una risorsa mal sfrutta, quando non è devastata o gestita con improvvisazione. Un patrimonio che non crea reddito, almeno a casa nostra se è vero come è vero che il Colosseo e dato 1 a 10 alla torre Eiffel (con tutto rispetto), se le aziende enogastronomiche degli operatori francesi diventano di difficile gestione durante i fine settimana e qui da noi si tribola a impegnare la giornata. L’informazione e l’accoglienza, in questa epoca moderna, sono materie facoltative, presuntuosamente pensiamo di saperlo fare. Ma se ci guardiamo intorno la promozione è una babele in cui il turista tribola ad orientarsi, nel contempo un dispendio di risorse, spesso pubbliche che solo da noi trova giustificazione. In queste condizioni economiche è opportuno “copiare” anche a livello internazionale ed è inderogabile a livello regionale e nazionale una nuova stagione di cooperazione pubblico privato in cui anche la nostra regione in un recente passato ha dimostrato di esserne all’altezza. Logicamente parliamo di TURISMO.

Continua

Wine Lovers

Non sono dei sommelier, ma sempre più numerosi gli stranieri che arrivando in agriturismo ci chiedono di assaggiare le varie tipologie di vino del territorio, perché; che si parli di lambrusco o di berbera piuttosto che di malvasia hanno sapori ed aromi che difficilmente riscontrano nella stessa tipologia che trovano nei loro Paesi. Un valore aggiunto e un impegno sempre più oneroso per gli operatori dei percorsi enogastronomici, ma che proprio nella vera identità del territorio trova il valore aggregato che fa si che questo segmento di turismo non abbia risentito della crisi e rimanga di aiuto a tutto il turismo culturale, artistico che sia. Anche per la gastronomia c’è un cambiamento di richiesta, calano i piatti a base di carne a vantaggio di piatti più “poveri” e semplici ma pur sempre legati alla tradizione, una rivalutazione del cibo semplice e genuino, che negli USA e in Europa si moltiplicano con grande successo. Sarà opportuno prestare attenzione a questa piccola evoluzione nell’indirizzo delle coltivazioni dei nostri agriturismi e nella preparazione dei piatti. Sarebbe anche interessante studiare un sistema affinché anche le piccole realtà associate, superato il timore della concorrenza e capito che anche le piccole diversità possono essere un valore aggiunto per gli operatori, poter far si che chi si porta a casa un emozione di un gusto forse inaspettato avesse la possibilità ogni tanto di trovarselo anche sul cancello di casa ad un costo accessibile. E’ così la rincorsa alla globalizzazione alla standardizzazione acclamata dai saggi della grande distribuzione e della grande industria incomincia ad andarsi a far friggere. Ritornano e sono sempre più ricercate le produzioni di nicchia. Nei paesi più evoluti quelli di cui si dice abbiano raggiunto il così detto “benessere” assistiamo ad una controtendenza dei consumi sfrenati ed omologati, il consumatore si sta avviando verso cibi che più valorizzano il territorio e che sono ecosostenibili. Non si parla di chilometro zero, ma di un mercato nuovo, per chi né ha la possibilità, che si affianca al mercato imposto, consumatori sicuramente disponibili a fare un passo indietro, ma che prestano sicuramente anche maggiore attenzione alle esigenze del pianeta. Noi all’agriturismo Ciato ci stiamo lavorando da anni, essere precursori delle tendenze spesso non ripaga materialmente ma moralmente appaga. Opportunità che va colta e valorizzata specialmente in questi momenti. Un occasione per conciliare la sana aria aperta della nostra food-walley al sano cibo.

Schianchi Mario

Continua

Turismo: le cose che ti stimolano a continuare

Fa veramente piacere trovare chi passando dal nostro agriturismo manifesta di essersi portato a casa un esperienza ed un emozione e quando ne arriviamo a conoscenza volentieri riportiamo. Eventuali errori possono essere dovuti alla traduzione dal Tedesco, all’Italiano e Inglese anche se c’è l’abbiamo messa tutta con google traslate. Tre ore… è questa è una grossa carenza nel nostro settore di cui ci scusiamo, ………ma con un po’ di impegno anche con i tedeschi ci arrangiamo.

 

Agriturismo Ciato, una bellissima cartolina della pedemontana parmense, con l’obbiettivo che guarda verso le colline e il castello di Torrechiara. Di notte le luci dei paesini sembrano un presepe sotto il cielo di Orione, mentre di giorno il verde irlandese ricopre la maggior parte delle rigogliose colline, interrotto da meravigliose tavolozze di colori dei pampini. Un posto ideale per assaporare il territorio, specie se accompagnato da un bicchiere e qualche salume. Qui le donne dell’agriturismo sono maestre nel preparare la “torta fritta” un semplice impasto tipico di Parma, che si fa risalire ai Longobardi (farina, lievito di birra, acqua, olio di oliva, sale), da gustare ancora caldo con culatello, prosciutto, da sogno con una pancetta di 30 mesi e spalla cotta. Salumi custoditi nelle cantine sotterranee perché ci raccontano né gli sbalzi di temperatura né la luce deve colpirli, ma devono essere custoditi dal grembo di Madre Terra. Poi un buon bicchiere dei colli, nel bicchiere Bormioli, quelli infrangibili, quelli della nonna per intenderci, dal vetro spesso e a bocca larga, dove ci puoi ficcare anche il naso, in modo che si ossigeni bene e rilasci i profumi di questo meraviglioso lembo di terra mentre fa divertire le papille gustative. I piatti che sforna la cucina sono eccellenti, ma per la prima sera ci siamo fermati qui, stanchi del viaggio, ma soprattutto appagati e felici di portare in camera, semplici ma arredate con tatto e soprattutto con ampi servizi, un gusto piacevole e sapido che rimane così persistente da non desiderare né caffè né ammazzacaffè, se non una chiacchierata con persone autentiche.

W. Albert

Continua

Parma-Turismo: una malvasia con Giuseppe Verdi

Le recenti polemiche sul Teatro Regio di Parma e sul festival Verdi mi hanno portato a chiedere proprio a Giuseppe se si sente un attrattore turistico. “Il patrimonio culturale ed artistico è da sempre una delle motivazioni di viaggio ed oltre alla mia musica Parma ha anche un teatro storico, legato al Ducato e una buona nomea c’è l’hanno o c’è l’avevano anche i parmigiani loggionisti. L’identità è un fattore importante per il turista, un identità locale che dovreste avere conservato, di contro dovete ricostruirla, e perché no enfatizzarla …. E’ fondamentale; l’Emilia-Romagna si promuove con l’espressione “Terra con l’anima” e se nel prodotto non c’è un anima cosa può comprare il turista? Il nulla! E’ prodotto quel qual’cosa che ha un nome proprio una sua generalità che il turista ritiene unica o perlomeno diversa. La conservazione, il mantenimento di questa identità per un territorio è fondamentale perché sia attraente anche turisticamente. Parma poi, è un contenitore unico di motivazioni. Nella “cultura” è possibile individuare tanti motivi per altrettante, diverse, vacanze; il passaggio dalla “cultura” intesa come unità monolitica del sapere, alle “culture” espressione di valori diversi e compresenti è labile e la domanda di turismo culturale varia a seconda dell’intensità della motivazione. Spesso è rafforzata dalla voglia di scoprire le produzioni, dall’enogastronomia, dal paesaggio e dalla fama di ospitalità che un territorio sa esprimere. Mirare giusto al segmento di chi intende la cultura in modo maniacale quasi da farne uno studioso rispetto a chi ha questa motivazione più fragile può essere riduttivo per un territorio che esprime tante altre opportunità non vanno trascurati coloro che come motivazione maggiore possono avere l’evasione occasionale per rivedere amici e parenti per rilassarsi fra i borghi …….. , ma ciò non toglie che anche per loro la serata a teatro possa essere il retrogusto piacevole e memorabile in una vacanza nata con finalità diverse. C’è da costruire un prodotto pieno di prestazioni che siano appetibili per il turista, che già prima del viaggio lo emozionino. Se costruito bene c’è ricaduta per il territorio, il valore economico massimo si genera quando un turista dorme nel luogo che visita, non si genera quando un turista vi trascorre poche ore o una sola giornata. In questi casi capita spesso che i costi sociali siano nettamente maggiori dei ricavi, come è nel caso di troppe manifestazioni autoreferenziali”

Schianchi Mario

Continua

Agricoltura: ne parla Scaramuzzi

Quando c’è un attimo di tempo è sempre piacevole andare a sbirciare quello che i nostri vecchi professori di agraria avanti negli anni ma al passo coi tempi, magari inascoltati, continuano ad enunciare. Oggi mi sono soffermato sulla relazione del prof. Franco Scaramuzzi, professore emerito e medaglia d’oro dell’Università di Firenze, presentata all’accademia dei georgofili a maggio; di cui mi piace riportare alcuni passaggi.

“Per mantenere piacevole e rigoglioso il paesaggio agricolo, occorre innanzitutto che sopravviva un agricoltura valida, quindi cangiante nel tempo e dalla quale gli agricoltori possano trarre reddito. La difficoltà di conseguire un reddito –continua il prof. Scaramuzzi- da parte delle aziende agricole, rappresenta oggi il vero e prioritario problema da affrontare con urgenza, facendovi convergere ogni iniziativa. Non si può pretendere che gli agricoltori continuino a svolgere i loro importanti ruoli di pubblico interesse senza alcun riconoscimento e senza un reddito proporzionato al proprio impegno.

Così dopo avere spaziato sulla storia dell’agricoltura ed aclarato che oggi a diversità degli anni dello scorso secolo per fare impresa servono soprattutto due fattori: “Conoscenza e finanza rappresentano il binomio indispensabile per il rilancio dell’agricoltura. Il capitale fondiario, è rimarrà, un importante punto di partenza e di garanzia. Ma il terreno agricolo è da considerare come bene strumentale produttivo, così come le macchine, le strutture e gli attrezzi indispensabili per svolgere qualsiasi attività manifatturiera sia a livello industriale che artigianale. Quindi non più soltanto come bene immobiliare, inteso come logiche patrimoniali e capitalistiche”. La terra, bene strumentale sicuramente non riproducibile ed in continua diminuzione come dicevamo nel nostro post precedente (http://www.ciato.it/news_dettagli.php?lang=ita&idnews=289) che sempre più in un’ ottica di solidarietà sociale dovremo curare con tutte le dovute attenzioni. “Anche gli attuali provvedimenti -continua il professore- dettati da urgenze finanziarie , devono evitare ingiuste ed improvvide imposizioni che considerino la terra e i fabbricati colonici come bene da rendita anziché come strumento essenziale per un reddito del lavoro agricolo”. Tutto ciò lo riportiamo per nostra memoria, per ricordare uomini che in qualche modo abbiamo conosciuto e che a nostro avviso hanno caratterizzato il secolo scorso.

Mario Schianchi

Continua

Dal set a side alla fame di suolo.

A chi abbia giovato, premesso che eticamente era molto discutibile, non è dato a sapersi, di contro oggi scopriamo di avere non sufficiente terreno per sfamarci. Questi i dati allarmanti resi noti dal ministro delle politiche agricole nel dossier Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazioneDagli anni settanta abbiamo perso una superficie agricola pari a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Ma soprattutto abbiamo perso i terreni migliori, quelli deputati a seminativi, da cui si ricavano i prodotti base dell’alimentazione. Un dato questo che riguarda un po’ tutto il pianeta; aumenta la popolazione diminuiscono i coltivi. Stessa situazione ci dicono riguardi la Cina che se mai la loro dieta dovesse eguagliare la nostra mancherebbe in percentuale un dieci per cento di coltivabile per avere l’autosufficienza.  Secondo dati ISTAT 2012 cemento, asfalto, metallo e vetro occupano il sei punto sette del territorio nazionale, la terra più fertile, la pianura padana balza al sedici punto quattro. “La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo.
Tutto ciò - ha aggiunto il Ministro - avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che più del venti per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni.” Se sino ad oggi la meccanizzazione l’innovazione tecnologica l’uso massiccio dei fertilizzanti ha supplito in grandissima parte alla sottrazione di suolo alla produzione, oggi si è giunti al punto in cui l’applicazione di maggiori quantità di tecnologie attualmente disponibili non corrisponde ad un incremento del rendimento della terra.

Continua

Parma: i biscotti di Maria Luigia d'Austria Duchessa di Parma

Sicuramente la cucina è stata sempre per Parma un piatto forte ed ebbe come già abbiamo avuto modo di raccontare nelle nostre news grande importanza durante la reggenza del “Ducato di Parma Piacenza e Guastalla” da parte di Maria Luigia, già moglie di Napoleone, dove, nella cucina locale si incontrarono i si integrarono cucina francese ed asburgica.

Se la Sovrana amava le paste ripiene quali tortelli ed anolini, i brasati, i bolliti e il petto di pollo da cui si dice abbia preso il nome il famoso involtino duchessa di Parma, non disdegnava certo i dolci anche semplici, come il biscotto che vi raccontiamo, da “pocciare”, viste le sue caratteristiche, sia in latte fresco che malvasia dolce dei colli di Parma, che certo non mancava nelle cantine del Palazzo Ducale, oggi sede dell’EFSA. Si racconta che il biscotto sia da attribuire a Agnoletti Vincenzo credenziere e liquorista presso la corte di M.L. d’Austria. Agnoletti, nel 1803 editò in Roma il suo ricettario di non facile comprensione “La nuova cucina economica”

Continua

Parma: cucina a rischio. Risponde il prof. Giovanni Viganò

Alcuni giorni fa sulle nostre pagine dinamiche avevamo pubblicato l’articolo che qui riportiamo e che il prof G. Viganò docente di MKT territoriale alla Università Bocconi di Milano  ha voluto gentilmente commentare.

Continua

Notte di S. Giovanni; tradizioni della pedemontana parmense all’agriturismo Ciato

Oggi, San Giovanni, l’agriturismo Ciato, vuole ricordare ai giovani agricoltori e non, alcune tradizioni senza senso e senza età, usanze tramandate nel tempo, che nascondono verità labili ed eteree come la schiuma del malvasia con la quale questa notte abbiamo brindato sino a che la luce ha vinto sulle tenebre in questa magica notte parmigiana.

Continua

Small is beautuful

Lo dicono gli ospiti, Ciato inizia la sua attività turistica negli anni novanta e da quegli anni è una continua innovazione che presta la massima attenzione sia negli ambienti che nella cura degli spazi circostanti all’ospite. Chi ha scelto noi ha avuto facile riconoscibilità, è uno dei nostri punti di forza; il contato personale, famigliare. L’attenzione al cliente è fondamentale, manutenzioni ordinarie e straordinarie tengono sempre conto dell’impatto sulla clientela, quindi si creano in continuazione nuovi angoli dove anche l’ospite meno voglioso del trekking o della visita alla città abbia l’opportunità di passare la giornata annusando i profumi del giardino e dell’orto o immergersi in una lettura, approfittando anche della nostra biblioteca, all’ombra di un rosaio selvatico. Ristrutturazioni e manutenzioni sempre con grande attenzione al green.

Continua

Da Fiera Agricola Verona.

Riporto in sintesi alcune frasi dell’intervento Josè Manuel Silva Rodriguez direttore generale  della commissione agricoltura della CE “siete tra i fondatori della Pac, che quest’anno festeggia i 50 anni, e che non può essere concepita senza il contributo italiano, che è fondamentale"….. Riferendosi ai principi guida "richiedono una diversa elasticità nella loro declinazione per effetto di una maggiore volatilità dei prezzi, per l’aumento dei costi di produzione, per l’aumento della domanda di cibo e anche per i cambiamenti climatici in corso…… Serve dunque un approccio nuovo da parte delle istituzioni verso il mondo agricolo"….."bisognerà superare le tensioni delle cosiddette “4F”: food, feed, fuel and fiber (cibo, mangimi, energia e fibra), la nuova Pac dovrà appunto superare queste sovrapposizioni"…. "sarà coniugare competitività e ambiente, perché non può esserci competitività senza una tutela ambientale. La Pac d’altronde è una risorsa non soltanto per gli agricoltori, ma per tutti i cittadini dell’Unione europea. E’ per questo che agli imprenditori agricoli si chiede di compiere uno sforzo sociale.

Continua

Sant'Antonio Abate.

Domani sarà il giorno di S. Antonio Abate, protettore del Maiale, meglio di tutti gli animali. Il santo a cui ci si rivolgeva se affetti dall'omonimo herpes, si perché considerato anche il santo del fuoco che nessuna acqua poteva spegnere. Qui nella pedemontana parmense un tempo era una festa grande, oggi il prete finiva il giro della benedizione delle fattorie e la sua canonica straboccava di uova, salumi, polli e di ogni ben di Dio. Domani nelle aziende agricole si sarebbe operato solo per la cura degli animali. C'è chi sostiene che durante la notte del santo le mucche avrebbero parlato. Sant'Antonio abate detto anche sant'Antonio il grande, sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto, sant'Antonio l'Anacoreta, dai parmigiani è più conosciuto come"sant'Antoni dal gosen". A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio.

 

 

Continua

Sarkozy, ti lancio il guanto! Buon Anno a tutti.

Dopo avere "commissariato" la politica economica del belpaese, la Francia decide le sorti anche della nostra ristorazione: secondo i rumors, sono gli ispettori francesi a decidere chi entra e chi esce dall'olimpo dei "tre stelle" Michelin.

Così titola l'articolo di WineNews del 10 novembre 2011 "gli ispettori francesi godono di un vero e proprio diritto di veto" e così rischia di uscire chi è legato ad una cucina troppo italiana.

Continua

Ca méjja (casa mia)

Per un parmigiano è tutto, lo dice quando entrando da un viaggio scorge il suo Appennino, cime ondulate che hanno dignità di montagne, quando attraversa il Po e il turista lo capisce quando ti sente parlare in dialetto, un dialetto stazzonato, ma accogliente "vén déntor, miga fer complimént" (vieni dentro, non fare complimenti)
E proprio da casa mia che ti invito a venir dentro per scoprire una Parma diversa da quella che probabilmente conosci, non ti parlerò dei suoi monumenti più celebri: il Teatro Regio, la Pilotta, la Steccata, dei suoi artisti: il Correggio il Parmigianino, il Verdi; ne dei suoi prodotti che la rendono celebre nel mondo: Il Parma, il Parmigiano, ma di una Parma normale che neppure più i parmigiani,  presi dalla corsa del tempo, non vedono più. Ti invito a passeggiare per via Farini con i suoi palazzi i suoi cortili, una via Repubblica, già Via V. Emanuele con le sue chiese, una via D'Azelio con il suo vecchio ospedale ed il mercatino dell'antiquariato, una Parma più tranquilla e quasi assonnata, quella dei nostri padri, rivisitata con calma in attesa dell'attimo fuggente, quando l'architettura appare nella sua luce migliore. Si dice Parma città delle biciclette, ma andresti già troppo forte, Parma va sorseggiata come la sua malvasia, la devi girare con calma, anche nei borghi meno noti e più antichi, come faccio io nell'aia del mio cortile guardando a sud verso l'Appennino tosco-emiliano, dove signoreggia il castello del Pier Maria Rossi, Torrechiara, in attesa che il sole del mattino o il vespro della sera abbozzi per pochi minuti scenari che chi corre non può gustare. Ca méjja e un po' come i suoi prodotti, non vanno trangugiati, non servono per nutrirsi, ma devono essere un piacere, vanno degustati con calma, così come la mia città e le mie colline.

Continua

Turismo, agricoltura e…. Parma

Non ci piace definirci saccenti, ma ci conforta che a distanza di anni, lo scrivevo il 17 luglio 2009 sul mio sito, http://www.ciato.it/news_dettagli.php?lang=ita&idnews=14  la Cia, una delle organizzazioni agricole nazionali il 10settembre c.a. tramite Ansa rilevi che mediamente una azienda agricola spende in media per la burocrazia 7.200 euro all’anno (due euro ogni ora) per gli adempimenti chiesti dalla pubblica amministrazione.

Sempre dall’Ansa il giorno precedente apprendiamo che nonostante la crisi globale e la burocrazia che aggrava, il settore agrituristico conserva un trend positivo. Il turismo internazionale in generale segna un più 5%. Le dichiarazioni del presidente Omt, Taleb Rifai in proposito sono più che condivisibili “trattasi di un settore che deve essere considerato come prioritario nelle politiche nazionali…..il turismo può svolgere un ruolo chiave in termini di crescita economica e sviluppo, specialmente in un momento in cui la maggioranza dei paesi dell’Europa e dell’America del nord lottano per la ripresa economica e per la creazione di posti lavoro”

Continua

il sole caldo dell'estate

Qui in pianura padana dove il sole in questi giorni picchia davvero sulle teste della gente dei campi non è difficile che il cervello vada un po’ in ebollizione e surriscaldi gli animi e ti faccia sentire la voce della piazza che si pone domande ed evoca i tempi dei padri.

Se poi ci sono agricoltori, le discussioni si colorano volentieri anche di qualche santo spesso chiamato a sproposito e dell’assessore di turno. Uno dei tempi più attuali della appena iniziata estate sono, a sentir loro, le contraddizione dell’attuale politica agricola: che da un lato vorrebbe salvare la biodiversità e dall’altro incentiva le energie alternative delle bio masse, agricoltura intensiva di poche o una sola varietà di prodotto, il mais.

Come è possibile la sostenibilità di una impresa come quella agricola, esposta alle calamità, alle avversità stagionali e condannata come nessuna altra attività ad una incessante perdita di materia prima, forzata a subire da alcuni anni un inarrestabile perdita di reddito e costretta ad accettare di mantenere controvoglia una miriade di impiegati quale falso impegno di attenzione del ceto politico.

E’ questa la sostenibilità di un settore che bene o male si definisce ancora primario? Fa veramente bene questa attenzione che crea un monte ore di lavoro burocratico che non contribuisce ad aumentare il reddito?

Se i fiumi di parole ad effetto, le frasi coniate sapientemente e utilizzate in tutte le minestre, se le risorse messe a disposizione del settore fossero il segno di una vera attenzione, sbotta l’agricolo ancora ricoperto dalla polvere della mietitrebbiatrice, non cozzerei tutti i giorni contro enti rionali, comprensoriali, provinciali, regionali e statali, enti spesso colpiti da strani conflitti o sovrapposizioni di competenze……  sovente affetti anche dalla sindrome di noia d’ufficio.

Continua

Un agricoltura da ospedale

La chimica, la botanica, la biologia, la genetica, la meccanica, scienze che costituisco il fondamento del successo della nostra agricoltura, che negli anni, in qualche modo ha soddisfatto la domanda di una popolazione che nell’arco di quarant’anni, alle soglie del duemila, ha raggiunto i sei miliardi di individui. Potrà di pari passo seguire il crescere continuo della popolazione?, quando politiche non lungimiranti, per utilizzare un eufemismo, quando nelle aree più vocate del nostro Paese, della nostra provincia ettari ed ettari vengono destinati alla cementificazione, quando non siamo più in grado di capire quanti ne rimangono coltivi, quando di quel che rimane si pensa di destinarlo ad uso energetico?

Un Paese che sembra aver deciso di rinunciare alla ricchezza variegata della propria agricoltura; paradossale, inconcepibile e miope, anche perché non è detto, anzi e improbabile che le scienze di cui sopra celino ancora tanti segreti da poterci aiutare.

Rimane inconcepibile che non ci sia più un sostegno al settore primario che seppure frammentato e disorganizzato più per volere politico che dei produttori, solo colpevoli di avere delegato ad avvoltoi improvvidi, cupidi e poco lungimiranti, registra nel 2008, anno della crisi mondiale, un valore complessivo delle esportazioni agroalimentari italiane in aumento, pari a 25,8 miliardi di euro. Tutto ciò a conferma, che pur essendo la bilancia export import negativa, prodotti quali dop e igp godono ancora di buona reputazione.

Continua

Vacanze a chilometri zero.

Sta diventando una realtà, sempre più italiani preferiscono più fine settimana alle classiche ferie dei 15 giorni, un fenomeno in crescita che sta cambiando abitudini e mercato, aprendo nuove frontiere anche per chi dispensa servizi. Sempre meno i turisti che si rivolgono ad agenzie, sempre più coloro che preferiscono costruirsi il proprio pacchetto via internet, magari con l’aiuto del recettore.
Ma la vacanza breve non coinvolge necessariamente, visti i voli low-cost, solo gli abitanti della regione o delle regioni limitrofe, anche se questo rappresenta secondo studi recenti oramai il 60% delle presenze, ma anche chi viene da lontano per assaporare i diversi territori.

Continua


>