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Fiat Panis

E’ il motto dell’organizzazione mondiale che dovrebbe combattere la fame nel mondo, che con il suo ultimo rapporto evidenzia la morte di circa otto milioni di bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo. Non a questi livelli, ma anche nel nostro paese, dove nessuno per fortuna muore di fame; AGREA comunica la distribuzione di sessantamila tonnellate di alimenti a duemilioni settecento settantasettemila settecentotrentasei indigenti. L’Italia nel contempo continua ad importare il cinquanta per cento del suo fabbisogno alimentare.

E noi per dare una mano all’agricoltura nazionale, che muore, stiamo incentivando di bruciare le nostre produzioni per energie alternative, incentivare la coltivazione di antiche varietà per nulla produttive ne proponibili sotto l’aspetto economico attuale, pensando, senza tenere conto delle condizioni pedoclimatiche ed ambientali di ridurre l’inquinamento da pesticidi, come li chiamano loro, come se ad inquinare il mondo fosse il settore primario, come se l’uso di stabiliti prodotti non fosse determinato proprio dalle cambiate condizioni ambientali.

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Un appello dal “vecchio” mondo scientifico

«Presidente Dellai, per circa 20 anni ho avuto l’onore di appartenere al Consiglio scientifico di S. Michele, nel periodo d’oro del

sequenziamento del genoma della vite e all’inizio di quello del melo. Ho così avuto modo di apprezzare la sua rara e invidiabile sensibilità nei confronti della ricerca. Proprio per questa sua riconosciuta disponibilità mi permetto di proporle una ricerca in fitotrone, in serra e in campo, anche in zone provviste di inceneritori, per studiare le reazioni della vite e del melo sottoposti ad

un’atmosfera artificiale o reale, qual è quella emessa dagli inceneritori esistenti. Il progresso scientifico consente oggi di simulare gli

effetti atmosferici o ambientali sulla fisiologia delle piante, mediante il controllo dei geni della resistenza agli stress abiotici, nonché su quelli della qualità dei frutti e del vino. La ricerca sarà utile non solo a Trento e alla sua stupenda realtà agricola fruttiviticola,

ma anche come esempio di impiego della scienza, per tutta l’Italia. Mario Fregoni, presidente onorario dell’Oiv».

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Multifunzionalità in agricoltura, un ritorno al passato.

Chi oggi tanto magnifica l’introduzione della multifunzionalità in agricoltura ha veramente poca memoria. In realtà la multifunzionalità del mondo agricolo ha radici antiche; oltre alla funzione primaria di produzione di materie prime alimentari, da sempre le aziende agricole operavano nell’ambito del tempo libero, della didattica, della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, della gestione e controllo delle acque, e non di meno della trasformazione delle produzioni.

Posso andare a memoria e recitare che già qui a Ciato negli anni cinquanta in estate venivano “in campagna” a prendere aria, le figlie del medico, che si ammazzava la manza ed i maiali in azienda e la si vendeva ai conoscenti, sostituiti oggi dai gruppi di acquisto, che lo spostamento della neve dalle strade comunali era demandato ai proprietari dei fondi, così come la regolazione delle acque e la manutenzione dei fossi, come si può dire della trasformazione dei prodotti. Anche i nomi delle aziende agroalimentari della zona né sono valida testimonianza, Basti pensare alla Fereoli salumi; grosso, per quei tempi, affittuario in quei di Panocchia di Parma, che durante l’inverno, lasciato il lavoro dei campi, si dedicava alla norcineria, per non parlare della Mutti e della Boschi, proprietari terrieri che si dedicarono alla trasformazione del pomodoro in conserve, così si potrebbe dire di tanti altri sia nel settore vegetale che animale.

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Azienda agricola multifunzionale: integrazione al reddito o fallimento dell’agricoltura?

In campagna ci si dissangua prima di estirpare un vigneto o un frutteto o chiudere la stalla. Chi ha buona memoria ricorderà negli anni settanta la corsa sfrenata partita dalla Lombardia dei cento quintali di latte nei trecentocinque giorni di mungitura, sfida senza riscontro nel resto dell’Europa che però vinse la partita e molti di noi dovemmo chiudere le stalle. Pensammo anche di risolvere i nostri problemi con quelle gigantesche macchine che incontravamo all’Eima piuttosto che a Verona, per fare più in fretta, per accorciare i tempi di lavorazione, illusi noi e chi ce li proponeva, una meteora che durò poco anche per i costruttori. Inutili, macchine assurde, nate per altri, macchine che riempivano i cortili ed avevano necessità di spazi, per loro era tutto troppo stretto.

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La fenice.

Potrà mai risorgere la nostra agricoltura dalle sue ceneri?
Il latte al prezzo di trenta anni fa, la carne al di sotto del prezzo di produzione, i cereali ai prezzi degli anni novanta quando va bene, di 17 zuccherifici nazionali solo due rimangono in funzione, l'oro rosso si trasforma in modo nefasto in piombo, e l'uva, unica superstite, , nel contemporaneo allargarsi di nuovi impianti e di esportazione di milioni di barbatelle fa prevedere tempesta.
Diciamolo pure e senza timore che nessuno possa smentirci, l'agricoltura Italiana è in cenere, ma esistono i presupposti per cui dalla propria cenere possa risorgere?

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Guarda che cynara scolymus

Questa immagine ritrae un bellissimo esemplare di carciofo non spinoso dell’orto dell’azienda agrituristica Ciato. Il suo diametro è di 25 cm.

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ERA TEMPO di Mario Schianchi Agriturismo Ciato

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Cosa produrre?

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Barzelletta?

Alla scuola di agraria

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Digressioni Ambientali

Quando si rompe l'equilibrio tra l'essere umano e la natura si origina violenza.
La terra offre risorse sufficenti per i bisogni di tutti ma non per l'avidità di alcuni.

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La voce dei campi -Socrate,Jefferson e l'agricoltura italiana

La filosofia dei campi

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La voce dei campi

Tempo di vacanze.

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La voce dei campi

Per chi suona la campana

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La voce dei campi

Riflessioni di una domenica di mezza estate

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La voce dei campi

Campi sempre più rossi, campi di sangue

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La voce dei campi

Riserva indiana. Assessori fotografi

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La voce dei campi

Agricoltura: quando il costo della burocrazia supera il PIL

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La voce dei campi

Campaner sonna mezdì

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La voce dei campi

Enogastronomia all’apice del tracollo

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La voce dei campi

Nuova rubrica

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