Agosto -fra aia e cucina cap. 8-

Sabato 04 Agosto 2007

Agosto -fra aia e cucina cap. 8-

Agosto Ciato Agosto Era lé─˘arrivo della trebbiatrice, la fase pi¨ saliente, pi¨ eccitante, centrale, quella che mobilitava tutta la corte . Le ricordo bene quelle vecchie moderne macchine. Vecchie oggi, ultramoderne a quei tempi. Non era pi¨ la vecchia trebbiatrice trainata faticosamente da buoi e azionata dalle vecchie vaporiere, ma una macchina pi¨ grossa trainata direttamente da due trattori, uno per la trebbia e uno per l'imballatrice. Arrivava solitamente alle 10 quando nell'aia tutto era in fermento, i ragazzini giÓ avevano incominciato a fare i primi fili di ferro per legare la paglia, le donne a rammendare gli ultimi sacchi di iuta e le resdore a far bollire capponi, manzo, lingue di bue e i tradizionali rag¨. A mezzogiorno solitamente si era finito di impiaser (sistemare) la trebbiatrice e ci si apprestava al pranzo. A pranzo finito iniziava la vestizione, grandi capellacci di paglia ed ampio foulard al collo per ripararsi dalla polvere e dal sudore e a seconda delle mansioni poteva servire da mettere sul naso e bocca per ingoiare un poé─˘ meno polvere del trebbiatoio. Diverso l'abbigliamento per il paiarol (addetto al trasporto delle balle di paglia, ampio foulard si, ma al posto del cappello un sacco di iuta a mo di cappuccio sulla testa per ripararsi anche la schiena dalla paglia pungente. Intanto il capo macchina aveva messo in moto il trattore, guardato con attenzione che trattore trebbia e imballatrice fossero tutte ben in linea ed in bolla, ordinato a tutti di mettersi ai propri posti, iniziava a far girare al singion (enorme cinghia di trasmissione solitamente di cuoio che unendo il trattore alla trebbiatrice ne azionava il movimento dei vari ingranaggi e cinghie secondarie. L'aia era un gran palcoscenico di grida, suoni, colori e polvere densa ed odorosa di olio sbruciacchiato in cui magistralmente ogni personaggio si muoveva in sintonia, da chi faceva i capi ai fili di ferro a chi li portava all'uomo che determinava la densitÓ e la lunghezza della balla di paglia, a chi da sul tavlas metteva in modo sapiente le spighe dentro al trebbiatoio, da chi vuotava i minon, recipiente in cui finiva il grano trebbiato che serviva anche come misura, dentro ai sacchi di iuta, a chi caricandoseli sulle spalla andava a stivarli nel granaio. Alla sera dopo una bella rinfrescata nell'acqua corrente del fosso per togliersi quel mezzo chilo di appiccicoso strato di polvere e unto, ci si sedeva tutti a tavola per un abbondante e variegata cena. Era festa, con quel filo di voce, che ancora ricordo con tanta nostalgia, si intonavano a pi¨ voci le vecchie canzoni e se qualcuno sapeva suonare la fisarmonica, mazurche, tanghi e valzer ridavano forza alle gambe. Quella era la pera dei nostri trebbiatori, dopo aver gustato un pollastro alla cacciatora. Di un pollastro ben pulito fatene regolari e sapienti pezzetti che andremo a mettere nella nostra teglia di ferro sporca di olio. Quando i pezzi saranno imbionditi aggiungeremo una noce o pi¨ di burro assieme a giusto quantitativo di pancetta o prosciutto a dadini. Appena il prosciutto accenna a soffriggere condire con garbo di sale, rosmarino, aglio e pepe, dopo circa un minuto irrorare con bianco secco. Consumato il vino bagnare la carne con una passata di pomodoro. Coprire e attendere la fine cottura.

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