Settembre- fra aia e cucina cap 9-

Venerdý 24 Agosto 2007

Settembre- fra aia e cucina cap 9-

Settembre Eé─˘ un ricordo abbastanza vago, sfumato, proprio della prima infanzia, era una pratica giÓ in disuso. Mi riferisco allé─˘utilizzo anche dellé─˘ultima zolla di terra. Era il benessere che timidamente avanzava a cancellare questa pratica antica. Ricordo che allé─˘inizio di ogni coltivazione venivano scavati i fossi di irrigazione (fos dé─˘acquador) e sulla sponda del fosso al centro della sia, la dove la sponda se cé─˘era un buon addetto allé─˘irrigazione non sarebbe mai stata guastata, ci si mettevano i semi di fagioli e la saggina. Saggina, nutrimento, i chicchi, per il bestiame dellé─˘azienda e le manse per la fabbricazione delle scope da casa, el mansareni, piccola scopa per la madia e il camino. Era proprio a settembre in cui si dava pulizia agli ultimi campi da arare, con la raccolta della saggina. Si facevano anche le fascine con le piante di pomodoro, che da li a poco sarebbero serviti per scaldare lé─˘acqua della caldaia della fornacella per fare la polenta al maiale, la linosa alle vacche partorienti, e lé─˘acqua per il bagno personale e la bugheda (lavaggio della biancheria). Le piante di saggina venivano invece legate a mazzi e appese alle travi del piccolo fienile, a finire la loro maturazione, accarezzate dallé─˘aria, loro naturale essiccazione, per essere poi sgranate e lavorate nei tempi morti. Questa operazione avveniva solitamente nella stalla durante le fredde giornate invernali, dove quei termosifoni animali, le vacche, ti davano un poé─˘ di sollievo. Per togliere i chicchi dalla pannocchia si usava un vecchio setaccio, lo si faceva scorrere sopra una liscia panca di legno, che nella stalla non mancava mai, ti sedevi a cavalcioni e fra setaccio e panca ci inserivi i pennacchi della saggina per renderli mondi dai semi. Una volta mondati bene iniziava lé─˘operazione scopa. Con maestria si facevano piccoli mazzetti di pennacchi che poi con un legnetto centrale e con salici bianchi scottati in acqua bollente, pelati e divisi, alcuni a metÓ altri in quarti si dava forma alla scopa. Per operare sui salici si usa, o una semplice ronca per dividerli a metÓ, o un apposito attrezzo fabbricato artigianalmente per i quarti, ma grande doveva essere la capacitÓ dellé─˘operatore per non rovinare il salice. A settembre era iniziato anche il raccolto degli ortaggi che avrebbero sfamato la famiglia durante lé─˘inverno, e cos?Ę era anche per le zucche, che sarebbero servite per i tortelli, quando la loro fine non era quella pi¨ semplice di cuocere per un immediato consumo sotto la cenere del grande camino. Intanto che la vostra zucca cuoce in forno, preparate un bella e sostanziosa sfoglia con ova di gallina ruspante. Mondate la zucca e passatela al setaccio, unite parmigiano grattato, amaretti, (a piacere) sale e noce moscata. Amalgamate a sufficienza per avere un impasto omogeneo. Tirata che sia la sfoglia, distribuite il ripieno senza troppa parsimonia, quelli della mia mamma eran bei grassi, ora capovolgete parte della strisciata di sfoglia sugli stessi mucchietti di zucca e comprimete a dovere con le mani affinch?ę la sfoglia si incolli.Dividete con apposita rotellina dentata e lessate in abbondante acqua salata. Pel condimento usate burro fuso a bagnomaria, al quale a piacere e gusto personale si pu˛ aggiungere foglie di menta, maggiorana, o salvia, come nellé─˘impasto, a me piace aggiungere due cucchiaiate di sugo di mostarda. Nevicateli di Parmigiano.

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