Febbraio -fra aia e cucina-

Lunedý 25 Gennaio 2010

Febbraio -fra aia e cucina-

E’ strano, oggi la gente pensa all’inverno come alla morte, si sente triste e abbattuta, se poi cade la neve,……  un disastro. Sotto la neve pane, ripetevano i nostri contadini e per loro era un continuo prepararsi ad una nuova vita. Si rifacevano i vecchi manici agli attrezzi che da li a poco sarebbero serviti per preparare la terra alle coltivazioni primaverili. Nelle giornate migliori la punta ai pali per sostenere quei lunghi filari di pomidori. Le scaglie di legna venivano raccolte per accendere il fuoco o per dare più vigore, se necessario per far bollire il paiolo della polenta, a quel tronco di olmo che bruciava tranquillo senza fiamma eccessiva.

Se poi nevicava era una festa, mi ricordo benissimo quel grande spartineve a v con sponde mobili costruito con grande ingegno per adattarsi alle strade grandi e piccole e per le inversioni a u.

Apice dello spartineve era una grossa radice modellata a cuneo sotto alla quale vi era una ruotina di ferro più grande che alta, che veniva alzata o abbassata da una vite senza fine per dare la giusta profondità al piano di sgombro e sulla quale stavano comodamente seduti su balle di paglia tre uomini intabarrati

Negli anni della mia prima infanzia si rispettava ancora l’editto di Maria Luigia e se in città lo sgombro della neve era a carico dei frontisti, in campagna ad ogni proprietario dei fondi era assegnato un pezzo di strada da pulire.

L’attrezzo era a traino animale, solitamente buoi, e se la neve era tanta anche più paia.

Non vi era la frenesia di oggi, anzi l’uomo non viveva in ansia affannosa, ma paziente senza nulla forzare, viveva nel rispetto delle stagioni e sapeva gioire anche delle grandi nevicate.

Capitava così che lungo il percorso assegnato alcuni chiamassero gli uomini dello spartineve per una piccola deviazione, ma ciò comportava pegno per il chiamante e il chiamato non disegnava un pezzo di pane due fette e un fiaschetto. E lo stradino che controllava? Se la prostituzione è il mestiere più vecchio del mondo, la corruzione è sua sorella; poi con quei freddi chi avrebbe rifiutato un rosso brulé!

Durante la fredda stagione i poveri passeri cercavano di sfamarsi con il becchime delle galline.

Si prendeva un coreg (cesto) a rete fine solitamente ricavato da vecchi cerchi di bicicletta uno grande più dell’altro – i meno tecnologici avevano struttura in legno- lo si metteva sulla neve e per tenerlo sollevato, affinché i passeri potessero andarvi sotto, da un lato era sostenuto da un tronchetto di legno attaccato ad una cordicella il cui capo faceva fine in un angolo nascosto dove stavamo noi ragazzini. Per richiamo sotto al coreg si stendeva un po’ ed fiorum, polvere e fogliame di fieno che si raccoglieva sui fienili. Al momento opportuno uno strattone di corda decretava la fine dei poveri passeri. Già ma che centrano i passeri? Vediamo. Provate a spelarli e privarli delle interiora, passateli allo spiedo pilottandoli con grasso di maiale e salandoli. Disossate e passate le carni al mortaio, aggiungete il pesto di carne ad un buon brodo di gallina che servirà ad inzuppare pane tagliato a dadini e fritto nel burro.

 

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