Multifunzionalità in agricoltura, un ritorno al passato.

Venerdì 29 Ottobre 2010

Multifunzionalità in agricoltura, un ritorno al passato.

Chi oggi tanto magnifica l’introduzione della multifunzionalità in agricoltura ha veramente poca memoria. In realtà la multifunzionalità del mondo agricolo ha radici antiche; oltre alla funzione primaria di produzione di materie prime alimentari, da sempre le aziende agricole operavano nell’ambito del tempo libero, della didattica, della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, della gestione e controllo delle acque, e non di meno della trasformazione delle produzioni.

Posso andare a memoria e recitare che già qui a Ciato negli anni cinquanta in estate venivano “in campagna” a prendere aria, le figlie del medico, che si ammazzava la manza ed i maiali in azienda e la si vendeva ai conoscenti, sostituiti oggi dai gruppi di acquisto, che lo spostamento della neve dalle strade comunali era demandato ai proprietari dei fondi, così come la regolazione delle acque e la manutenzione dei fossi, come si può dire della trasformazione dei prodotti. Anche i nomi delle aziende agroalimentari della zona né sono valida testimonianza, Basti pensare alla Fereoli salumi; grosso, per quei tempi, affittuario in quei di Panocchia di Parma, che durante l’inverno, lasciato il lavoro dei campi, si dedicava alla norcineria, per non parlare della Mutti e della Boschi, proprietari terrieri che si dedicarono alla trasformazione del pomodoro in conserve, così si potrebbe dire di tanti altri sia nel settore vegetale che animale.

Quindi non è una novità, caso mai un ritorno, un ritorno ad un passato che volutamente piano piano gia dagli inizi del secolo scorso è stato cancellato con norme, leggi e decreti, anziché accompagnato in modo morbido ad una regolarizzazione e normalizzazione. Non vogliamo assolutamente entrare nel merito delle responsabilità, ma il sistema ha fallito, e così a distanza di anni si prova a riportare il settore primario alle sue originarie funzioni, ma come recita un proverbio della saggezza contadina “si chiudono le stalle una volta che i buoi sono scappati” E sarà difficile recuperare i buoi perché oggi non si tratta di un adeguamento graduale ma radicale e con le arie che tirano pochi hanno la possibilità di ingenti capitali per adeguare le proprie aziende, ne è pensabile risistemare il sistema con proposte che vengono dalla sola politica che a volte con pubbliche risorse si mette in concorrenza.

La riscopre, la multifunzionalità agricola, l’Unione Europea con agenda duemila come uno dei cardini dello sviluppo rurale, invitando gli Stati membri a favorire al massimo grado l’affermazione di questa “nuova” prospettiva. Nel frattempo i rapidi progressi susseguitisi sotto il profilo della tecnologia hanno portato le aziende agricole a specializzarsi in produzioni intensive all’interno di singoli comparti: l’agricoltore, nel frattempo divenuto imprenditore, ha finito così per concentrarsi prioritariamente sulla fase produttiva in senso stretto, tralasciando o delegando ad altri una serie di funzioni considerate accessorie, tra cui la vendita dei prodotti e il rapporto con il consumatore che implicava investimenti e conoscenze che non erano certo abitudinarie per la maggior parte degli imprenditori agricoli. La moderna multifunzionalità rappresenta per certi versi un ritorno al passato e, per altri, un passo deciso verso il futuro. Un ritorno al passato, in quanto si tratta di una riscoperta della natura complessa dell’attività agricola, non limitata alla mera applicazione di cognizioni agronomiche alla sola fase della produzione. Ma ci si trova di fronte, nel contempo, ad un approccio del tutto nuovo, in quanto il mondo agricolo e l’opinione pubblica nel suo complesso si stanno rendendo conto che quanto prima era considerato come un semplice elemento accessorio del momento produttivo, ora acquista un’importanza anche autonoma e un valore di per sé. Si scopre così che la pulizia periodica dei canali irrigui non è solo un’esigenza dell’agricoltore finalizzata ad assicurare un regolare ciclo di crescita delle colture, ma è anche uno strumento indispensabile di conservazione del territorio rurale di cui tutti fruiamo. Le stesse considerazioni valgono per molte altre funzioni tradizionalmente assolte dagli operatori agricoli, dal taglio dei boschi alla manutenzione delle strade agro-silvo- pastorali. Ma questa molteplice attività comporta degli oneri che ad oggi troppe aziende non sono in grado di supportare. Nonostante l’agricoltura abbia giocato nel tempo un ruolo predominante nello sviluppo delle aree rurali, che rappresentano più del 50% del territorio europeo, dal punto di vista economico, territoriale e paesaggistico, nonostante in svariate zone sia fattore di benessere e impegno, il suo ruolo è in declino: le derrate sono disponibili sul mercato globale in quantità e a prezzi concorrenziali, pur con caratteristiche a volte discutibili.

Allo stesso tempo ci sono segnali che indicano nuove aspettative verso il nostro mondo da parte della collettività. Nel frattempo però l’agricoltore ha perso un elemento fondamentale della multifunzionalità; i saperi, oggi patrimonio di altri soggetti che nulla hanno a che vedere con la galassia agricola. Se da una parte la multifunzionalità può essere un’ancora di salvezza di contro comporta ingenti investimenti che molte aziende senza un sostanziale supporto non sono in grado di sostenere, investimenti spesso immateriali dell’italiana burocrazia. Nel frattempo la Cia nel suo sit-in di Piazza Montecitorio a Roma ha fornito dati preoccupanti; si stima l’uscita dal mercato entro il 2015 di oltre quattrocentomila aziende e non vi è quasi cambio generazionale, solo il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane, solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche è subentrato un giovane alla conduzione. Aspettiamo con curiosità i dati del censimento in corso, timorosi che i “buoi” rimasti per un ritorno al passato siano veramente pochi. Ma se i dati confermeranno le tendenze succitate gran parte del territorio è destinato a diventare un deserto che graverà sempre più sulla collettività.

 

 

 

 

 

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