Novembre -fra aia e cucina, cap 11- racconti di Schianchi Mario

Lunedý 08 Novembre 2010

Novembre -fra aia e cucina, cap 11- racconti di Schianchi Mario

Novembre. Visto che la stagione lo consente divaghiamo un attimo conservando la veste di osservatori discreti per narrare ciò che avvenne e potrebbe avvenire in questo lembo di pedemontana, ultimo tocco delle colline, terra di conquista della pianura, secco confine secondo alcuni della parmigianità e del parmense. Con le ragioni di chi qui ci ha vissuto, di chi ci vive, di chi apprezza. Raccontiamo di quel buon cristiano di Panocchia, che dandogli la stagione un po’ di meritato riposo scendeva spesso al mercato di Parma dove la crème parmigiana si divertiva a spregiare, schernire. Accade così un dì, che il buon contadino, di buone spalle, stanco della solita solfa, ci andò pesante con i mezzi che la sua natura gli concedeva. Le parti lese oltre al danno chiesero al giudice che l’imputato fosse giudicato pericoloso per la pubblica incolumità e di conseguenza rinchiuso. L’avvocato difensore, professionista famoso della zona, famoso per le sue argomentazioni, ragionamenti, dimostrazioni, dissertazioni, famoso per la sua tranquillità, pacatezza e buon gustaio delle prelibatezze pedemontane incominciò il suo discorso “Signor Presidente, Signori della Corte, Signor Presidente Signori della Corte‚Signor…‚ Signor… ‚ Signor…” . e continuò cosi per qualche minuto ripetendo la sola introduzione.

Il Presidente interruppe la sua esposizione in modo indispettito.  “Avvocato la richiamo al rispetto, che significa questo suo modo di procedere? Vuole forse prenderci in giro?” Il noto penalista arrestò la sua cantilena e modificando tono ed atteggiamento argomentò‚”Signor presidente, la prego considerare che se il mio procedere, di brevissima durata e per nulla offensivo ha già esaurito la pazienza sua e dei signori giurati, che cosa si dovrebbe dire del mio cliente che per anni è stato disprezzato e dileggiato da chi oggi ne invoca la condanna? L’imputato fu assolto perché ritenuto vittima di grave provocazione; e la storia, si racconta, finì con l’avvocato a cena a casa del contadino che argomentò e dedusse della bontà della cucina dell’amena Panocchia definendo quel vinello in caraffa gradevole misterioso e pieno di sfaccettature come le donzelle del paese. E continui il nostro divagare con una fra le tante ricette di uno tra i più famosi elisir di questi luoghi, il nocino. Si raccolgano le noci nella notte del solstizio d’estate, notte di S. Giovanni, notte magica, notte di streghe e a Parma famosa per i tortelli di erbetta da mangiare rigorosamente sotto la rugiada, notte strana anche per la ricorrenza; di S. Giovanni si festeggia la nascita non la morte. Si prendano 24 noci complete di mallo, possibilmente raccolte da mano di fanciulla vergine dopo la mezzanotte, 1 lt. di alcool 95° e si mettano a macerare per 60 giorni con una buccia di limone, qualche chicco di caffè, pochi chiodi di garofano e una leggera spolverata di cannella. Si sciolga 750 grammi di zucchero in 500cl. di acqua sul fuoco e si lasci raffreddare, si filtri l’infuso e si unisca allo sciroppo, si provveda ad amalgamare dolcemente e si passi il tutto in un filtro. Una volta imbottigliato, in bottiglia scura, lo si metta in cantina dove non possa veder luce. Solitamente si stappa il S. Giovanni successivo.

 

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