Un appello dal “vecchio” mondo scientifico

Lunedì 08 Novembre 2010

Un appello dal “vecchio” mondo scientifico

«Presidente Dellai, per circa 20 anni ho avuto l’onore di appartenere al Consiglio scientifico di S. Michele, nel periodo d’oro del

sequenziamento del genoma della vite e all’inizio di quello del melo. Ho così avuto modo di apprezzare la sua rara e invidiabile sensibilità nei confronti della ricerca. Proprio per questa sua riconosciuta disponibilità mi permetto di proporle una ricerca in fitotrone, in serra e in campo, anche in zone provviste di inceneritori, per studiare le reazioni della vite e del melo sottoposti ad

un’atmosfera artificiale o reale, qual è quella emessa dagli inceneritori esistenti. Il progresso scientifico consente oggi di simulare gli

effetti atmosferici o ambientali sulla fisiologia delle piante, mediante il controllo dei geni della resistenza agli stress abiotici, nonché su quelli della qualità dei frutti e del vino. La ricerca sarà utile non solo a Trento e alla sua stupenda realtà agricola fruttiviticola,

ma anche come esempio di impiego della scienza, per tutta l’Italia. Mario Fregoni, presidente onorario dell’Oiv».

Con questo accorato appello si è concluso a Mezzolombardo di Trento il convegno “Food and Beverage, Agricoltura e ambiente, imprenditori italiani a confronto, la tutela della qualità e dell’immagine del made in Italy nel mondo”promosso da Nimby Trentino  a cui ho avuto l’onore ed il piacere di relazionare per le mie poche competenze anche in ambito turistico.

Così si è espresso l’emerito professore; “Le piante, è dimostrato, risultano maggiormente sensibili rispetto all’essere umano all’ambiente che le circonda. Se unita a questa specifica sensibilità si aggiungono delle variabili esterne che concorrono a compromettere l’ecosistema, non è possibile escludere gravi ripercussioni per le produzioni agricole”. Il giorno successivo, dovendo coordinare i lavori della tavola rotonda al convegno “ Tartufo nero di Fragno, tartufo d’Europa” e avendo autorevoli professori di spessore internazionale quali: Gérard Chevallier, (Francia)  Zoltan Bratek, (Ungheria) Christina Weden, (Svezia)  Marie Anne French, (Inghilterra) Alexander Urban, (Austria) Gianluigi Gregori (Italia) non potevo non rimbalzare le preoccupazioni su questo tavolo, essendo il tubero strettamente correlato alla salute della pianta che lo ospita. Condivisa la preoccupazione in particolare dal professor Chevallier che come Fregoni ha evidenziato la carenza di studi scientifici specifici in riguardo. Riporto di proposito questi due eventi e riflessioni perché testimone, essendo la nostra anche un azienda agricola che si è spesso dimostrata disponibile alla ricerca più per curiosità personale che per un tornaconto economico, per rilevare che spesso queste importanti ricerche sono demandate all’interesse delle multinazionali o alla grande passione di pochi ricercatori universitari che quasi sempre mancano delle necessarie coperture economiche. Un tema questo sicuramente da affrontare, non tanto per incentivare ulteriormente il turismo, che sicuramente potrebbe essere una voce non trascurabile del nostro Pil, ma, visto che non lo facciamo per le tematiche che specificatamente riguardano l’aspetto idrogeologico ed agrario, facciamolo almeno per quello che potrebbe avere una grande incidenza sulla salute dell’uomo.

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