Dicembre -fra aia e cucina- cap 12 dai racconti di Schianchi Mario

Martedý 30 Novembre 2010

Dicembre -fra aia e cucina- cap 12 dai racconti di Schianchi Mario

Con il dodicesimo capitolo, Mario Schianchi, titolare di Ciato chiude "fra aia e cucina" ripubblicazione dell'edizione 2007. Sicuramente alcuni riferimenti sono cambiati, ma il concetto di base purtroppo rimane corrente, come più che mai  rimane attuale, ma in questo caso gradita l'occassione per porgere ai tanti i figli di Panocchia sparsi per il mondo, ed ai nostri amici lettori i migliori Auguri di Buone Feste ed un avvenire migliore e più consapevole.

Il ciapanò è un sistema di gioco che travolge le normali regole considerando vincitore chi arriva per ultimo, chi giocando a carte fa meno punti. Tradotto in italiano si potrebbe dire vinci se perdi o vinciperdi dal dizionario Devoto-Oli della lingua italiana. E così visto che a novembre il nostro racconto è uscito dall'aia e si è trasferito in città, il nostro, ivi è rimasto, frequentando, vista la trasformazione che la sua azienda ha avuto nel tempo a convegni simposi e quant'altro potesse essergli utile. Ha assimilato il parere di autorevoli esperti , letto di chi bacchetta il governo sul tema turismo, agricoltura, industria, ha sentito parlare di sistema, di rete, di sinergie, di collaborazioni, compartecipazioni, poi sulla via del ritorno all'ora dell'ave Maria ha sentito le campane dei paesini della val Parma che suonavano ancora come quando lui era ragazzo, quasi che l'uno volesse sopraffare l'altro. Il mattino seguente, mente raccoglieva le foglie di quell'immancabile noce che affianca i vecchi poderi della pedemontana ha incominciato a riflettere sulla multifunzionalità dell'azienda agricola. E' indubbio è risaputo da tutti che il turismo deve tornare ad essere per il nostro paese un settore a cui dare maggiore attenzione, penso sia noto che i nostri prodotti vanno nel mondo grazie ai nostri emigranti e poi per il turismo, e le nostre produzioni sono uniche, cosa che anche nell'era della globalizzazione nessuno ci può togliere o copiare. Se si sostiene essere l'enogastronomia uno dei punti forti del nostro territorio, se si sostiene di investire solo dove per primi i privati intendono investire, se il segretario Stefano Landi della FIAVET dice che vanno chiuse le strutture obsolete e clientelari e se il Dr Imperatore chiude un convegno dicendo che a Parma vi è molto lavoro da fere diventa evidente che l'ambiente competitivo è dato, non solo dall'azione di legittimazione delle leggi ma anche dalla forza e dalla capacità degli operatori. E' la forte concertazione da cercarsi a livello gestionale tra pubblico e privato, che porterà a tecniche di gestione, di organizzazione, di valorizzazione e marketing altamente innovative. In quest'ottica, la sinergia realizzabile tra le varie attività avviene attraverso il coinvolgimento di un ampio numero di soggetti economici e della popolazione, riuscendo a creare una rete socio produttiva funzionale all'accoglienza dei visitatori, alla promozione dei prodotti e del territorio attraverso strutture e persone motivate. Auspicando che le imprese dei vari settori coinvolti aumentino il loro livello di sinergia ed allo stesso tempo, giungano a standardizzare l'offerta dei servizi. Questa forte collaborazione, consentirà di superare problemi comuni, per realizzare obiettivi altrettanto comuni, sedando i rapporti concorrenziali interni alle categorie produttive, giacchè i benefici che l'una riceve come singola, inevitabilmente ricadano positivamente anche su tutti gli altri aderenti e dunque sul territorio che rappresentano. Acclarato che abbiamo momenti d'aggregazione e di animazione di lodevole iniziativa, sostenuti sovente dall'intera collettività che vanno a distogliere risorse ad altri settori, che bisognerebbe valutare se di maggiore interesse collettivo o più inerenti ai doveri di buona amministrazione, perché anziché essere momenti di autoreferenzialità non promuoverli nei dovuti modi per renderli momenti di reddito territoriale. Penso si possa convenire, se si ha la volontà di convenire, che alcuni modelli non portano sicuramente ricchezza economica sul territorio, penso ai vari mercati provenienti da fuori, forse porterebbe più ricchezza portare gente da fuori, per le bellezze, i prodotti del territorio. Mercatini di Natale dell'Alto Adige- A questo dovrebbe ambire una città, che vuole definirsi città d'arte‚ una provincia che è sede e patria di diverse eccellenze dell'agroalimentare italiano e dell'EFSA che ha provetti operatori che sanno suscitare le giuste emozioni al visitatore. Ma tutte queste belle iniziative vengono promosse per tempo?, di la dall'Enza o dallo Stirone sanno cosa succede a casa nostra, forse no, non l'avevamo programmato per tempo, non erano sufficienti le risorse per programmare e promuovere. Vuoi vedere che giù in città avevano ragione, occorre la rete, la sinergia, il sistema; domani ci vado e glielo dico, ma arrivato in città di buon mattino ho sentito le campane delle varie chiese che assomigliavano troppo a quelle della mia valle. E'... già un bel progetto, come un bel quadro, nasce dal tempo che gli dedichi, dalla passione che metti, dalla fantasia, dalle chiacchiere, dal confronto, anche di diverse giornate che sembrano sprecate, passate davanti ad una bottiglia come si fa in campagna, in un ambiente piacevole, rilassante, dove le idee possono uscire liberamente. Se riusciamo a trovare noi stessi, se entriamo in simbiosi con quello che ci circonda, se riusciamo a vedere non solo con gli occhi ma anche con l'anima probabilmente riusciamo anche a trasmettere queste emozioni, che sono in fondo quello che cercano i nostri turisti e che da soli non hanno più il tempo di confezionarsi. Ma perché in questi palazzi oltre al politicastro si preferisce il ciapanò? Forse nemmeno il movimento turistico tanto declamato ci riporta a rivivere l'aia come ai tempi della mia gioventù, ma almeno per il S. Natale riproviamoci. Procuratevi una terrina e per coperchio un giusto piatto di misura parzialmente crepato. Se conoscente un contadino di buon costume pregatelo di riservarvi un grasso cappone, se ha una stalla e conserva antiche usanze non mancate di chiedere un pezzo di coscia di manzo, un po' di doppia e possibilmente trovare un pezzo di asinina. Fatto che sia il brodo di terza o meno, rassicuratevi che vi rimangano almeno 500gr. di coscia di manzo 20gr di lardone per steccare la carne; legate e condite di sale, pepe, insaporite con spezie e depositate nella terrina con 50gr di burro e mezza cipolla dorata di Parma tritata. Rosolate. Fatto ciò versate il giusto quantitativo di brodo e coprite col piatto, nel quale verserete buona quantità di rosso vino facendo attenzione che non si rapprenda più del dovuto. Fate una bollitura lunga e lenta, circa 12/13 ore. Vi rimarranno circa sei sette cucchiaiate di sugo passato al colino che unito a gr 100 di pane grattugiato, 50gr di Parmigiano da galantuomo ed una grattatina di noce moscata, con l'aggiunta di un uovo sarà un ottimo ripieno per gli anolini, per lo stomaco e per le menti. AUGURI.

 

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