Ciato, agriturismo Parma, da vivere

Martedý 28 Dicembre 2010

Ciato, agriturismo Parma, da vivere

“vriv andar fina a Panocia? – al Pilaster bvi una bocia- po’ volté con poca fadiga l’è al sit ed la Fodriga……….  “Volete andare a Panocchia? –al Pilastro bevete una boccia- poi voltate con poca fatica è il posto della Fodriga-“ Con questi versi Domenico Galaverna, ideatore della maschera Battistein Paneda, invitava alla fine dell’ottocento, inaugurato il tramway a vapore Parma/Langhirano, i parmigiani a far visita turistica a Panocchia.

Panocchia piccolo paese all’estrema periferia del comune di Parma, posto sulla direttrice pedemontana, affiancato dal torrente Parma, che scendendo verso valle porta le sue acque e il suo nome alla città, è un paesello che va vissuto non solo per la sua invidiabile posizione geografica, ma per la ricchezza del territorio non solo di natura economica, c’è un patrimonio diverso da salvaguardare, fatto di tradizioni, di ambiente, di cultura, di prodotti tipici.

Non è un caso se uno dei prodotti più utilizzati nelle nostre cucine, la conserva di pomodoro, ha qui i suoi natali, alla fine del 1800, per opera dell’agronomo Rognoni,

se il salame di Felino e moltissimi insaccati, alcuni ormai persi nella notte dei tempi come “la borsa”, un insaccato con l’impasto dell’attuale cotechino inserito nel capiente intestino cieco, piuttosto che la spalla avvolta nello stomaco del maiale sono legati ad una famiglia, i Fereoli da Panocchia, come testimonia l’elenco generale delle ditte industriali e commerciali del 1926, una delle più intraprendenti ditte sulle 29 operanti su tutto il territorio provinciale,

se il Parmigiano Reggiano ancora oggi lo possiamo chiamare con questo nome lo si deve ad un abitante di Panocchia, Carlo Rognoni, che alla fine del 1800 si oppose fermamente ad una delibera gia presa dalla Camera di Commercio di Milano che cercò di appropriarsi della denominazione “Parmigiano” per il suo grana fabbricato oltre Po

se una grossa spinta alla selezione delle bovine da latte partì negli anni 1950 da mio padre, Schianchi Sesto, come riportato dai vecchi registri APA di Parma,

se le prime semine di grano duro in provincia iniziarono alla Corte e a Ciato oggi, sede dagli anni 1970 di sperimentazione comparatale.

Ma non siamo solo appassionati di agricoltura e di maiali, abbiamo anche la Fodriga, vissuta nel XV secolo a cui si deve per un diverso periodo la stampa di un lunario in “lingua paisana” come si usa dire per il dialetto parlato fuori città. Artisti del valore di Stanislao Campana del XVIII secolo di cui la chiesetta del paese conserva ancora una tela.

L’altra peculiarità di Ciato e di Panocchia è l’ospitalità, è da quando sono nato che al sabato e alla domenica bollono grosse pentole, prima sulla stufa di ghisa, poi nella rivoluzionaria stufa economica, ora su quella professionale. Illustri ospiti della città e fuori città sono stati ospiti nostri o di Panocchia, citeremo solo quelli che oggi non hanno più problemi di privacy: Luisa Elisabetta infante di Francia, Elisabetta Farnese regina di Spagna, Margherita Farnese duchessa di Modena, Alfonso Bevilacqua Cantelli, il poeta arcadico  Carlo Innocenzo Frugoni, Climene Teutonia, Paolo Maria Paciaudi. Ciato, una realtà che nell’innovazione della tradizione cerchiamo di conservare.  

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