Magica terra

Domenica 07 Ottobre 2012

Magica terra

Riscoprire se stessi, ritrovare il silenzio, liberare la mente, conoscere nuova gente: tutto questo grazie ad una lenta passeggiata in mezzo alla natura. Lo sanno bene gli amanti del trekking e dell’hiking, che amano trascorrere il loro tempo libero facendo lunghe passeggiate, in una terra dove non mancano castelli e borghi, rocche e pievi, abbazie e chiese in un panorama di dolci pendii e vallate ineguagliabili, forgiate dalla natura e addomesticate dall’uomo, dove convivono paesaggi rurali affiancati da scenari di grande prestigio agroalimentare; carraie, boschi, fossati e opifici che ben testimoniano l’opera geniale dei valligiani. Siamo all’agriturismo Ciato sulla dolce pedemontana parmense, sotto lo sguardo amoroso del maniero di Torrecchiara, castello voluto dal Pier Maria Rossi per l’amata Bianca Pellegrini di Arluno quale dimora estiva. Qui, tradizione, arte e  natura si sposano con l’esaltante enogastronomia amata in tutto il mondo. Se l’Italia è la patria del gusto, la provincia di Parma è la meta ideale di chi ama quel magico connubio sinonimo del “buon vivere”: cibi genuini ed esclusivi, tradizione, arte e ambiente. E proprio in questo periodo oltre soddisfare il palato dall’aia di Ciato si soddisfa la vista; rivolgendo lo sguardo a sud proprio intorno al castello una tavolozza di suggestive tonalità di colori delinea le prime colline dove da poco è finita la vendemmia e dalle cantine esce un inebriante aroma di mosto.  Un momento magico per questo lembo di terra, dove le cucine sprigionano gli aromi dei primi prodotti autunnali e l’aria tersa trasporta i profumi dell’Appennino, del prosciutto e del formaggio parmigiano;  fiori all’occhiello della gastronomia italiana. Secoli di storia: già Catone il Censore nel 184 a.c., Strabone e Polibio parlano di allevamenti di suini e di cosce messe sotto sale, ed il Boccacio nel 1351 nel paese del Bengodi “ Et eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti, che niuna altra cosa facevan, che fare maccheroni e ravioli e cuocerli in brodo di capponi, e poi li gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava, più se n'aveva”

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