Assemblea annuale della "Strada Del Prosciutto" il discorso che terrò questa sera.

Martedì 13 Novembre 2012

Assemblea annuale della "Strada Del Prosciutto" il discorso che terrò questa sera.

Questo nostro incontro ha un importanza che supera tutti i precedenti e che mi induce a sentire e vivere insieme a voi e per voi e agli operatori di questo nostro territorio, la volontà di riscatto, di ripresa, di rinnovamento e di ricostruzione per salvaguardare un patrimonio creato dalle passate generazioni e di migliorarlo per le future.

E’ vero, la crisi che stiamo vivendo porta tristezza, sconforto, risentimenti, avversioni e divisioni, ma non è solo questione di crisi, spesso e mancanza di intenti e di volontà.

Tutto ciò può portare a decisioni affrettate e disperate o quantomeno avventate.

Ma la storia ci insegna che questa terra non si rassegna facilmente e se qualcuno pensa di farci perdere la nostra identità per questioni di copertina ha sbagliato e sbaglia, perché noi siamo inscindibili dalle nostre aziende, dalle nostre botteghe, dalle nostre attività e nessuno può pensare di distaccarci dall’animo anche se sopito dei nostri mestieri, e se chi opera non ha nell’animo l’alito del territorio è corpo estraneo.

La nostra non è una campagna di poltrone, ma una battaglia di identità, si, identità di un territorio che abbiamo l’obbligo di salvaguardare e soprattutto di promuovere al di la e al di sopra di ogni ideologia, perche è un territorio che non ha eguali né in patria né nel mondo.

Sono dodici anni che siamo assieme e quando ci è stato permesso, quando ci hanno consentito di occupare quegli spazi che oggi per voi mi sento di rivendicare la “strada” ha avuto e portato i meritati riscontri, non ebbe difficoltà il censis a classificarci terzi su 156 strade riconosciute a livello nazionale, non ebbero difficoltà le città del vino a riconoscere la nostra segreteria una delle più efficienti a livello nazionale.

Per me presidente era in quegli anni impossibile partecipare a tutti i convegni e congressi in cui venivamo richiesti, fummo motivo di studio per la Bocconi di Milano e per l’estero e per alcuni lo siamo ancora.

Non è tempo di apologie né di voltarsi indietro ma di guardare all’avvenire.

Il turismo enogastronomico  è dimostrato che se ben progettato e gestito, può diventare una vera risorsa per l’economia e anche un motivo per rivivere spazi geografici reconditi. Il fatto che tutti ci si ficchino di per se non è negativo, negativo può essere il fatto che ci si ficchi chi non ha le dovute competenze, chi non ha alle spalle una conoscenza e una tradizione, chi lo fa perché ritiene sia un momento in cui li si può attingere, chi lo fa in concorrenza al ribasso sulla qualità delle proposte.

Queste negatività sono spesso talmente evidenti che anche Claudio Nardocci presidente delle pro loco italiane scende in campo contro l’esplosione del numero di sagre senza controlli di igiene e qualità ritenendolo un massacro attuato solo per basse speculazioni. Nel riordino che si sta cercando di riportare nel nostro Paese, se, nella situazione attuale sul versante dei comuni, delle province e delle regioni vi è un grande bailamme, di contro voci di corridoio, ci dicono che il ministro Gnudi sia intenzionato a rimettere ordine.

Senza enfasi, senza retorica è questo un momento di grande importanza dove anche le “strade” devono dimostrare capacità di riscatto, di ripresa e di rinnovamento. Lo devono perché le tradizioni, il sapere, il territorio e i prodotti sono parte integrante dell’animo degli operatori, che per dati oggettivi e di competenza sono all’interno dei percorsi enogastronomici certificati.

Le ragioni che mi spingono ad insistere sul percorso intrapreso sono dettate dalla conoscenza personale della maggior parte dei soci operatori che non sono imprenditori, ma fanno gli imprenditori.

La differenza è sottile, ma è di sostanza.

Fare un mestiere significa interpretarlo, dargli un carattere preciso, dargli un colore e dei principi per nulla al mondo invalicabili, avere delle regole da rispettare, essere disponibili al confronto, governare il rischio e la sfida.

Quando dico perché ho accettato di fare il presidente parlo di tutto questo: riflessioni, motivazioni, passioni, la benzina necessaria per essere qui, oggi, per condividere con voi esperienze, saperi, talenti che per tradizione e caparbietà professionale hanno fatto grande questo triangolo di terra.

Capisco benissimo alcune istanze avanzate dai comuni, non è facile per loro, come non è facile per noi fare quadrare i bilanci, capisco le priorità, ma è proprio nei momenti di crisi che bisogna essere capaci e convinti della cooperazione e nel contempo penso che non possano essere alcuni centesimi risparmiati su una promozione che da un sicuro ritorno alle aziende che a loro volta creano indotto per le casse comunali, così come alle casse delle associazioni che possano salvare un bilancio, una presa di posizione del genere influirebbe negativamente sull’operato della nostra associazione stessa.

Di contro, piuttosto, spingiamo e coinvolgiamo ulteriormente questa presidenza e questo consiglio a migliorare la promozione, deleghiamo all’associazione alcuni funzioni svolte oggi direttamente, ciò permetterebbe anche in alcuni casi di superare il patto di stabilità.

Ma questi sono aspetti che sono più di competenza di chi segue ed in modo a mio avviso encomiabile la parte burocratica e di conseguenza passerei a loro la parola, riservandomi alcune precisazioni durante il dibattito.

Chiudo con un ringraziamento di cuore perché dalla “strada” ho ricevuto tanto è stata parte della mia vita, una riconoscenza sincera con affetto e rispetto.

Mi ha permesso di conoscere il mio territorio, di ampliare le mie conoscenze , un esperienza unica; l’augurio che mi faccio e di ridare almeno una parte del ricevuto a questa terra di mezzo.

Vi ringrazio davvero, anche chi mi è stato e chi mi è contro perché proprio l’azione degli uni e degli altri mi ha dato la forza di studiare a fondo come gestire e valorizzare un territorio.

Grazie!

 

 

 

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