Conoscere Parma.

Mercoledý 17 Settembre 2014

Conoscere Parma.

L'autunno avanza, si sente odore di camino e il suo fumo si perde nell’aria tersa mescolandosi all’aroma delle prime caldarroste, buone quelle della nostra valle, meglio se accompagnate da un calice di malvasia; il colore delle foglie varia dal giallo oro al rosso vermiglio, per poi posarsi brune per nascondere porcini e tartufi. E' un’implosione vitale! Va colta!

E allora……..  voglio parlarvi di tre possibili escursioni a un tiro di schioppo dall’agriturismo Ciato.

Le nostre vallate; val Parma, val Baganza e val D’Enza sono piene di paeselli rannicchiati a fondo valle o abbarbicati in vetta alla montagna, spesso nomi a volte indicibili, luoghi minuscoli ma dall’apprezzabile patrimonio artistico culturale.

Partiamo per raggiungere Sesta in val Parma, piccola frazione a 920slm, un museo all’aperto, le facciate delle case sono affrescate da Walter Madoi, così l’interno della chiesetta, artista che negli anni sessanta monopolizzo questo piccolo borgo. La stradina che porta a Sesta e piena di curve, a cui corrispondono altrettanti scenari sui crinali circostanti, una tavolozza di colori che forse ispirò il Madoi stesso. Sempre nella stessa giornata, spostandosi leggermente a sud est è possibile raggiungere Casarola, Casa del padre di Attilio Bertolucci, rifugio per Attilio durante la seconda guerra mondiale e poi sede estiva. Nel 2011, in occasione del centenario della nascita del poeta, sono state presentate le “Pagine di pietra”: un percorso in diciannove tappe che parte dalla casa Bertolucci, oggi visitabile, sino al cimitero del paese seguendo un itinerario scandito da altrettante lastre in pietra che, sui muri delle case, come in un libro aperto, riportano versi scelti delle sue poesie.

Seconda uscita, su per la val Baganza. I salti del diavolo che attraversano trasversalmente il torrente lambendo, sugli opposti versanti, gli abitati di Chiastre di Ravarano e di Cassio. I Salti del Diavolo sono l’emergenza di una formazione sedimentaria di età cretacica (circa 80 milioni di anni), geneticamente riconducibile ad un’immane frana sottomarina di ciottoli e sabbia, che si estende con continuità nel sottosuolo dal Monferrato all’Appennino Modenese e che trova nell’area Salti del Diavolo, uno dei più significativi e spettacolari affioramenti. I Salti si presentano secondo un allineamento, di circa 5 Km, di strette guglie e pareti rocciose che emergono in modo brusco ed improvviso, elevandosi per alcune decine di metri rispetto al terreno circostante. Lì vicina Casaselvatica con la presenza di rocce sedimentarie tra le più antiche della provincia (radiolariti verdi di c.a. 160 milioni di anni). L’esemplarità e la peculiarità delle varie salienze geologiche, oltre a delineare un paesaggio unico e suggestivo, fanno della zona un vero e proprio Geosito di interesse sia scientifico che didattico-culturale, nel quale è possibile ripercorrere con chiarezza alcune importanti fasi della storia orogenetica appenninica.

Terzo giorno, la val d’Enza. Sopra l’abitato di S. Polo nel primo Appennino sorgono i castelli di Rossena e Canossa sorti nel tardo medioevo quale rifugio per gli abitanti della valle dell’Enza. Se il primo e ancora visibile del secondo rimangono pochi ruderi, ma per questo non è meno noto, infatti, fu teatro dell’umiliazione dell’imperatore di Inghilterra Enrico IV al cospetto del papa Gregorio VII ospite della contessa Matilde di Canossa. Da qui il detto locale “andare a Canossa” in senso di pentimento e remissione. Al rientro vale la pena fare una sosta per visitare il tempietto di Selvapiana dedicato al Petrarca che nell’estate del 1341, ospite di Azzo da Correggio terminò il poema “Africa”. 

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