Poveri mangiari che i ricchi sognano

Domenica 03 Dicembre 2017

Poveri mangiari che i ricchi sognano

Sono i piatti poveri della nostra pedemontana emiliana che a volte si arrampicano sino alle vette che ci uniscono alla Lunigiana, là dove l’aria marina sale alle cime con i suoi aromi e sapori e a volte si intreccia, si inserisce o si mescola all’aria più umida del nostro versante. Contraddizioni di aromi e sapori, di saperi e alimenti che un ingrediente particolare rende ricchi questi poveri mangiari.

Sono piatti che per ora ho pensato di rivivere in famiglia, per vedere se li so fare, per un mio arricchimento, un mio sapere personale, che condivido con voi sul mio sito di Agriturismo Ciato, come feci tanti anni fa con “fra aia e cucina”. Non sarà una uscita programmata perché lo faccio nelle giornate in cui trovo il giusto ingrediente, un ingrediente che le antenate “resdore” dovevano avere in abbondanza se questi piatti sono arrivati a noi, un ingrediente che sinceramente io non trovo tutte le mattine, il cuore e la voglia di fare. La voglia di fare per un compagno di vita che tornava stanco dal bosco, dai campi o dalla stalla, con una budella maiuscola bramosa, ansiosa di riempirsi, piuttosto che per quei pargoli dalle rosette rosse dal freddo o abbrustolite dal sole.

Il primo piatto che mi sono proposto di fare sono i “cazzagai”, sinceramente mi incuriosiva più il nome che gli ingredienti. Ritengo di comprendere e interpretare abbastanza bene i dialetti emiliani, specie il parmigiano e il reggiano, ma essendo l’origine del piatto sul versante modenese un po’ mi sfugge e sinceramente la traduzione letteraria non mi viene, ma ne conosco la leggenda: La nostra rubizza resdora aveva appena messo il paiolo di polentina di fianco al camino, e finiti di tirare a cottura i fagioli si girò di scatto, ma haime inciampò nel gatto sornione e rovesciò tutti i fagioli nel paiolo.

 

Ora vi tengo un po’ in suspense perché il modo di consumare il piatto è duplice, quindi sentita la versione due ve ne darò la ricetta. Buona giornata.

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