Parma Turismo Poveri mangiari le castagne dal rezdor

Lunedý 05 Febbraio 2018

Parma Turismo Poveri mangiari le castagne dal rezdor

 

Se è vero come è vero che la castagna è la regina del bosco, simbolo indiscusso dell’autunno, il frutto che più di ogni altro ha contribuito a sfamare passate generazioni è anche giusto che gli si dedichi un ulteriore ricetta, anche perché di dolci e delizie non è poi così facile trovarne nei poveri mangiari delle passate generazioni, specie se dovevano interessare i più anziani.

I marroni o le castagne arrivavano qui da noi in pedemontana dall’alta val Parma, in cambio di grano, l’arte del baratto.

 

 

La raccolta iniziava tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre e continuava fino a novembre; era un lavoro che si faceva a mano, raccogliendole in panieri o gerle.

Ogni famiglia raccoglieva le castagne della propria selva, nessuno raccoglieva quelle nelle proprietà altrui, altri tempi, ma dopo l’11 di novembre, San Martino, la raccolta era libera, i boschi venivano messi a disposizione di tutti, anche del bestiame.

A quei tempi, spesso alla sera, i nostri anziani, se non erano a letto a far figli, passavano le loro serate invernali o al tepore del fuoco della cucina, se la rezdora lo consentiva, o all’umido calduccio della stalla, rischiarata dalla fioca luce di una candela che lenta si consumava, mentre i nostri vecchi si raccontavano le fole sgranocchiando castagne secche, e nelle ricorrenze più fortunate “le castagne dal resdor”.

Nel silenzio ovattato dell’inverno mentre la neve pigra si posava a terra possiamo immaginare i nostri vecchi che con qualche marrone in mano perpetuavano il rito del tramandare alle nuove generazioni storie e leggende che hanno contribuito alla crescita dei miti e del mistero. Storie i cui protagonisti sono streghe, folletti, diavoli, vampiri, fantasmi, licantropi; storie in cui l’immaginazione incontra la grande storia; storie raccontate per decenni, a volte secoli, a volte ancora vive oggi.

Indubbio è che le castagne cosi preparate contribuivano a enfatizzare ancor più il racconto.

Si castrino i marroni (incidere la pelle della parte inferiore con punta di roncola) si mettano ad arrostire in apposita padella bucata. Si proceda alla loro sbucciatura riponendoli bollenti dentro una zuppiera, coprirle con telo di canapa ripiegato più volte ed inzuppato di vino, preferibilmente malvasia, lascirle assorbire per almeno mezzora tenendole vicino alla fiamma.

Consumarle lentamente intingendole se gradito in miele e malvasia.

 

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