Parma Turismo Poveri Mangiari "La nona e i'articioc"

Mercoledý 07 Febbraio 2018

Parma Turismo Poveri Mangiari "La nona e i'articioc"

 

L’andare nell’orto spesso mi riporta a quando seguivo la mamma e la nonna ed ero in continuazione ripreso nello stare attento a non pestare le piantine che come per magia spuntavano dal terreno. Già, queste benedette nonne, a volte analfabete, quindi difficile vederle come un libro, un vocabolario, loro che poco sapevano di sinonimi ed aggettivi, ma divenivano un grosso libro se le pensavi come un’enciclopedia.

 

 

Si perché se io penso a mia nonna paterna con la quale ho vissuto i primi anni della mia vita, sapeva di tutte le erbe coltivate e spontanee, delle loro proprietà curative e tossiche, se ti spostavi nel pollaio sapeva tutto degli animali di corte, sapeva guardare anche dentro alle uova e dirti se erano feconde, sapeva curare mucche e vitelli anche con le erbe e sapeva parlare perfettamente due lingue che noi ragazzi degli anni cinquanta oramai ci sogniamo, eccetto alcuni che biascicano un po’ di francese o di inglese… , il dialetto non lo sa quasi più nessuno.

Un'altra magia delle nostre care nonne era quel grande grembiule che le cingeva, che se lo chiedi ai ragazzi di oggi, risulta semplicemente uno straccio per coprire la gonna, ignari di che cosa fosse capace.

Quel magico straccio, come qualcuno oserebbe chiamarlo, a du indrit, a due facce, spesso tessuto dalla nonna stessa, sapeva trasformarsi in presine se doveva togliere qualche cosa dal forno, da ventaglio se doveva attizzare il fuoco. Lei non era capace di farne a meno e lo portava sempre con se. Se arrivava un forestiero e ti vedeva con il volto un po’ sudicio, un poco di acqua di fonte e il grembiule diventava una salvietta, se era un po’ lercio lo rigirava, se era una persona importante lo toglieva momentaneamente e i suoi abiti erano sempre puliti, perché il grembiule impediva loro di sporcarsi...mai una macchia di sugo sulla gonna! Andava bene da spolverare, raccogliere le briciole sul tavolo, per poi andare fuori e sbatterlo con furia per farlo ritornare pulito. A seconda di come la nonna lo annodava poteva diventare cesto per raccogliere le tiepide uova dal pollaio, per trasportare i pulcini, legna dalla legnaia, zucchine, peperoni melanzane, articiòch, carciofi se tornava dall’orto. Con la complicità della nonna era anche il nascondiglio preferito dei ragazzini alla vista di qualche straniero che metteva soggezione, era tutto e bastava, era quell’abbraccio caloroso che ti proteggeva dal mondo. Torniamo ora ai nostri poveri mangiari con gli articòch che la nonna ha portato dall’orto. Puliamo i carciofi eliminando le foglie esterne e tagliamo quelle tenere a tre quarti di altezza. Metterli subito in acqua fredda e limone per mantenerli di colore vivace e togliere l’amaro, dopo un 30 minuti li togliamo e li sgoccioliamo e li incidiamo leggermente a croce. A parte avremo preparato un trito di aglio, prezzemolo e sale che andremo ad inserire nei tagli e fra le foglie. Adageremo a testa insù i nostri carciofi in un tegame, cospargeremo di olio il tutto, aggiungendo se ne vediamo la necessità un goccio di acqua per aumentare il vapore in pentola. Visto che di poveri mangiari si tratta e che nulla dobbiamo buttare avremo tolto le foglie dai gambi, li andremo a pelare e tagliati lunghi sette otto centimetri metteremo in tegame assieme ai carciofi. Potranno anche i gambi essere consumati così o utilizzati per condire un riso piuttosto che una pasta. Coprire ermeticamente e portare a cottura, l’indice è quando le foglie iniziano a staccarsi con facilità.

 

 

 

 

 

 

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