capleni ed sucà -Cappelline di zucca-

Domenica 20 Dicembre 2020

capleni ed sucà -Cappelline di zucca-

Oggi 20 dicembre dell’anno 20 del secolo XXI, giornata di nebbia e pandemica, ancora invisibile si aggira il Covid 19, non rimane altro che dare legna al camino e dilettarsi in cucina provando le ricette della nonna Gigia (Clelia Gennari) tramandate per la maggior parte oralmente salvo qualche appunto su quaderno da copertina nera come usava all’inizio del secolo scorso.

Più che altro la nonna si arrangiava e allietava il tavolo con poveri mangiari; madre di tanti figli, dapprima “resdora” su una piccola proprietà nella frazione di Case Schianchi di Langhirano, venduta perché troppo piccola per sfamare tutte le bocche si trasferitasi a Cazzola di Traversetolo in affitto a soldi e non a generi in una proprietà molto più grande, arrivò la crisi del 29 e non si poteva sostenere un affitto così esoso, si dovette retrocedere di categoria, a mezzadria, in un azienda più piccola, ma non più sulle colline, ma nella fertile pianura di Panocchia, dove sistemati gli altri figli rimase, vedova, con il figlio più giovane, mio padre, e pur non avendo grossa disponibilità economica, ogni tanto ci si poteva permettere mangiari più consoni alle fatiche e alle delizie del palato.

Uno di questi è il piatto che sto preparandomi oggi, “capleni ed sucà”. Cappelline, forse per la forma che gli si dà, simile ai cappelli di paglia a tese larghe per l’appunto chiamate nel nostro idioma “caplena” che portavano le donne dei campi, forma data da uno stampo simile a quello degli anolini, ma non già di diametro 33 come vuole tradizione ma da 46 millimetri.

In questi giorni si era finito di preparare le spongate, dolce tipico delle feste dicembrine, sia per uso famigliare che da regalare assieme al cappone alle persone di rispetto, e quasi sempre rimaneva una certa quantità di mostarda che bene si prestava con la zucca a preparare il ripieno per le nostre Cappelline.

Ma a voi interessa sicuramente più la ricetta che il mio dissertare.

Il giorno precedente la festa preparate il ripieno che si insaporirà lungo la notte.

Prendete 500gr di polpa di zucca violina già passata al forno e monda.

Mostarda di frutti vari che avrete sminuzzato con cura gr. 200, aggiungete pure anche il sugo.

Aggiungete un uovo, circa 170/180gr di amaretti sbriciolati e 70gr di parmigiano-reggiano e miscelate a dovere aromatizzando con la noce moscata a vostro gradimento.

Coprite con la pellicola e ponete nel frigo per la notte anche 24 ore

Preparate la pasta. Io ho usato farina del mio grano “Soledad”  macinata a pietra, ma non integrale, aggiungendo 4 uova ogni 500gr di farina.

E come si dice qui in pedemontana, affogateli nel burro, ma non asciugateli completamente con il formaggio.

Che dire: Buon pranzo.

 

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