Poveri mangiari La Marocca

Mercoled์ 16 Giugno 2021

Poveri mangiari La Marocca

E’ possibile, almeno ad alcuni succede che alcune cose arrivino in controsenso al cocente sole padano, immagini di un gelido inverno riportate alla mente dal casuale spostamento del libro “Pagine di diario” cosi che nella mente balugino le frasi del poeta Francesco Giuliani, pastore d’Abruzzo.

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Gelidi inverni in cui anche un pastore delle nostre alte valli, Remo Quaretti da Valceca, che ebbi modo di incontrare in anni più recenti, quanto già la transumanza da noi era cosa tramontata, mi raccontava di avermi visto bambino, quando anch’egli lasciava le ormai bianche vette per scendere verso il Po’ dove la coltre nevosa raramente copriva interamente il manto erboso, seguendo la valle del Parma e passando così dai campi di Ciato dove abito tutt’ora.

E mi raccontava di quel pane che con loro scendeva a valle proprio per la sua caratteristica di rimanere commestibile per un lungo periodo e che bene si accompagnava con i formaggi, un pane che i nostri montanari chiamavano Marocca.

Un pane ottenuto dalla sapiente miscela di farina di castagne e grano e da patate lesse schiacciate che conferiscono che gli conferiscono la tipica consistenza spugnosa. Alla miscela si aggiunge poco olio evo, lievito sciolto nel latte di pecora, pasta madre e acqua in giusta misura.

L’impasto, ottenuto tramite manipolazione manuale, viene quindi ripartito in pagnotte di circa 20 cm che vengono lasciate a lievitare per un'ora.

Una volta lievitato si procede alla cottura, un tempo in forno a legna, preventivamente riscaldato, o successivamente alla cottura del pane tradizionale, ad una temperatura inferiore leggermente più bassa del pane di solo grano e lasciato per un tempo minimo di un'ora.

Al termine le pagnotte sono pronte e appaiono di colore marrone scuro con un forte profumo di castagne e un tipico sapore dolciastro.

 

 

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