La voce dei campi

Lunedý 10 Agosto 2009

La voce dei campi

Per chi suona la campana

E’ di Hemingway il famoso romanzo ambientato nel drammatico scenario della guerra civile spagnola.
Non abbiamo certo la presunzione di essere minimamente dei piccoli Hemingway, ma una cosa ci accomuna, è il drammatico scenario che anche noi dell’inizio terzo millennio stiamo attraversando.
E’ allora, per chi suona la campana? Suona la campana per il settore primario, l’agricoltura, ma forti rintocchi sono anche per gli altri settori, suona anche per tutto il vecchio continente, l’Europa, che la bramosità dei suoi condottieri l’ha allungata ed allargata senza le condizioni e senza ascoltare le genti.
Cupi rintocchi per una classe dirigente che si è rinchiusa nei palazzi cittadini, troppo cittadini, troppo riservati, perché la gente potesse seguirli ed ascoltarli, un unificazione formale ben lontana dal progetto De Gasperi e colleghi, che aumenta una lenta e costosa burocrazia gestionale ed immobilista.
Rintocchi a martello che disperdono le genti che non credono più a chi li amministra, a chi occupa incarichi ambiti, troppo remunerati, ma soprattutto ben distribuiti, disposte a disperdersi nell’indifferenza dell’astensionismo o nell’estremismo.
Sono funerei rintocchi che il vento porta ovunque, nelle amministrazioni locali, nelle vecchie e sane corporazioni, anche contadine, cancellando i buoni propositi di chi le campane le aveva si fatte suonare, ma a festa.
Amministrazioni ed associazioni scevre delle più elementari basi della cooperazione, prive di idee, senza valori etici e morali, dove ognuno cerca di salvare la propria posizione di rendita, preoccupato solo ad annullare il nuovo, chi può emergere o sedere al suo fianco per condividere, dove il dialogo, il confronto interno fa paura, dando inconsapevolmente spazio al populismo.
Senza accorgersi che il palazzo privo di idee intelligenti, senza argomenti credibili si ridimensiona in continuazione offrendo uno scenario di un povero ed errato antagonismo e di presunzioni, evocando per rimanere in Spagna il Don Chisciotte e il Sancho Panza.
Vi è bisogno di nuove libertà politiche di nuove speranze sociali altrimenti la campana suonerà ancora a morto come nel racconto manzoniano nella notte degli imbrogli e dei sotterfugi, ma si spera che nel Paese vi siano ancora dei Menico che non vogliono farsi imbavagliare da una manciata di bravi.
Mario Schianchi

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