Enogastronomia un driver di sviluppo

Venerdý 02 Gennaio 1970

Enogastronomia un driver di sviluppo

Cresce il turismo naturale, l’ambiente rimane la parte più ricercata del bel Paese, supportato da adeguate strategie potrebbe crescere ancora di più, guadagnando in competitività, creando posti di lavoro in aree così dette marginali. Anche in assenza di adeguata promozione e spesso scarsa predisposizione all’accoglienza, c’è buona domanda per scoprire dove nasce il cibo genuino, laddove forse non esistono tutti i requisiti normativi, ma c’è maestria ed esperienza antica che bene supplisce a piccole carenze. Potrebbe, seppur non essere risolutivo, contribuire al nostro PIL nazionale agganciare più turisti alla ricerca della naturalità tutta italiana. E’ da recentissime analisi, che ormai da alcuni anni confermano il trend, che emerge il ruolo del turismo enogastronomico come driver di uno sviluppo sostenibile. E quindi dalle comunità locali dalla loro capacità che si può creare un volano virtuoso per un rilancio socio economico di alcune aree, nel rispetto dell’ambiente e nella salvaguardia delle produzioni locali, la cui biodiversità diventa valore aggiunto. Se misurassimo lo spread in biodiversità l’Italia sarebbe prima in Europa e non è un paradosso, basterebbe conoscere e far sapere dell’immenso paniere enogastronomico e paesaggistico che le regioni italiane detengono. L’Italia migliore, quella delle arre dimenticate, delle osterie, dei piccoli laboratori affiancata da attività ricreative, esperienziali e formative deve sperimentare un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sul legame con i territori, sulla valorizzazione del turismo di qualità. Sono queste le risorse su cui dobbiamo puntare per rilanciare la nostra economia”.  L’agriturismo Ciato di Parma ci crede e ci prova e sta mettendo in atto il possibile per la maggior soddisfazione al cliente.