Aprile -fra aia e cucina- cap 4

Domenica 01 Aprile 2007

Aprile -fra aia e cucina- cap 4

APRILE Aprile: Aprile, ogni giorno un barile; cielo a pecorelle acqua a catinelle; se non piove dé─˘aprile spera nel fienile; maggio ortolano, molta paglia poco grano. Quand el nuvli i vané─˘travers ciapa el vachi Ŕ metia a quert, quand el nuvli i van in su t˛ na scranne setdget su, quand el nuvli i van in zo ciapa el vachi e metal zo; per chi non avvezzo al nostro idioma (quando le nubi vanno di traverso metti le mucche al coperto, quando le nubi vanno in gi¨ prendi una seggiola e siediti sopra, quando le nubi vanno in gi¨ prendi le mucche e mettici il giogo) Chi non ricorda i vecchi e saggi proverbi del tempo che fu? Forse i pi¨. Pi¨ che non si creda. Difficile oggi rivivere quelle corse dal rezdor, che approfittando delle belle giornate ventilate di sole, correva a ritirare dallé─˘aia i prosciutti appena lavati dopo lé─˘ultima salagione, per metterli al riparo dalla pioggia imminente, mentre la chioccia chiamava a raccolta i pulcini sotto le proprie ali riparandosi sotto il fico. Una delle prime piante ad avere un fogliame consistente. GiÓ, erano terminati i giorni della salagione, ora le cosce del maiale, una volta lavate, per togliere eventuali impuritÓ e cristalli di sale, dovevano continuare a prosciugarsi dallé─˘acqua residua nei tessuti muscolari aiutate dalla magica aria che scendeva dai colli incanalata nella Val Parma. Scene e momenti di vita mai immortalati dai telegiornali, ma indelebili nella nostra memoria e difficilmente tramandabili ai posteri, che per˛ ben ricorderanno gli scempi della desertificazione delle montagne, delle alluvioni procurate dallé─˘indifferenza o peggio dallé─˘arroganza di chi non ha voluto ascoltare chi ha da sempre prestato grande attenzione alla morfologia del nostro Paese. Negli anni sessanta abbiamo assistito, specie sulla dorsale appenninica, ad un esodo biblico, rimangono solo poche comunitÓ superstiti, impossibilitate alla salvaguardia del territorio. Li abbiamo illusi con le luci della cittÓ, erano montanari, taglialegna, proprietari coltivatori diretti, pastori, i primi e pi¨ collaudati custodi del territorio, di un sistema idrogeologico antico quanto loro, complesso e delicato. Ma al peggio non cé─˘Ŕ stato limite, eravamo convinti che lé─˘industrializzazione ci permettesse di calpestare ogni pi¨ saggia tradizione, che ci permettesse di eludere ogni legge naturale. Abbiamo tagliato monti e colli con nastri di asfalto interrompendo una miriade di canali e canalette, sostituiti non sempre da fossi laterali artificiali sovente lasciati a se stessi. Abbiamo asfaltato persino le carraie che portano al bosco, eliminando un ulteriore filtro drenaggio, permettendo cos?Ę anche allé─˘acqua di trovarsi in autostrada, senza essere in grado di controllarne la velocitÓ. Per interessi pi¨ o meno leciti abbiamo depauperato le sponde dei fiumi e torrenti con vere e proprie rapine di ghiaia, con riempimenti che lasciano alquanto perplessi per il materiale usato. Spesso gli enti locali hanno dato facoltÓ di insediamento su tali riempimenti di industrie anche a rischio ambientale per allontanarle da altre aree con conseguente poi cementificazione in alcuni tratti dellé─˘alveo, decretandone la morte biologica e togliendone quelle funzioni di drenaggio e rimpinguimento delle stesse falde acquifere, creando in diverse zone il problema della carenza di acqua in estate. Eé─˘ sufficiente percorre un qualsiasi torrente dalla sorgente alla foce per avere un idea pi¨ chiara e convincente. Se a monte, vuoi per lé─˘esodo di massa vuoi per alcune assurde leggi di tutela ambientale, vedi gli alvei o disordinatamente scavati, od abbandonati a se stessi, dove trovi detriti delle piene precedenti. A valle, lungo gli abitati, sorgono orti, baracche, circoli ricreativi e discariche abusive. Un incultura una indifferenza, un arroganza nei confronti di Madre natura, che porta inevitabilmente ad un rapporto difficile, anzi catastrofico. Per fortuna che mia nonna non lo sa. Cosa potrÓ servire, per riportare i taglialegna sui monti? Oggi suggerire un antichissimo ed energetico piatto di probabile introduzione della cucina austriaca ai tempi del ducato di Parma, i Krinofel Preparatevi 1kg. di burro, possibilmente di caseificio se ancora vi riesce di trovarlo, 3 uova, 170 gr. di semola, parmigiano, brodo di gallina ruspante, noce moscata e sale. Stemperate il burro in zuppiera per molto tempo, aggiungete le uova, sale e noce moscata e adagio adagio la semola e il parmigiano grattugiato, in modo da ottenere una polentina soda. Con lé─˘aiuto di un cucchiaio versate nel brodo bollente di gallina . Che ritornino i taglialegna sui monti io non ci credo, ma vi garantisco che questo piatto di energia ne ha tanta.

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