Agriturismo Ciato: a due passi da una pietra curiosa.

Venerd� 01 Marzo 2013

Agriturismo Ciato: a due passi da una pietra curiosa.

Fra le cose più curiose, insolite, originali e uniche del nostro Appennino c’è Pietra Bismantova, alta 1041 metri s.l.m., situata nel comune di Castelnovo ne' Monti, paese che sorge alle sue falde, in provincia di Reggio Emilia. Si presenta come uno stretto altopiano dalle pareti scoscese, lunga 1 km, larga 240 metri e alta 300 metri rispetto alla pianura circostante che si staglia isolato tra le montagne appenniniche. La zona è classificata come sito di interesse comunitario della Rete Natura 2000, ed è in parte compresa nel territorio del Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Sulle origini del toponimo Bismantova sono state avanzate diverse ipotesi. L'etimologia potrebbe essere collegata al ruolo di montagna sacra che la Pietra avrebbe avuto nell'antichità. Un'ipotesi si rifà all'etrusco man (pietra scolpita) e tae (altare per sacrifici). Altri propongono un'origine celtica, da vis (vischio), men (luna) e tua, che rimanderebbe alla raccolta notturna di vischio tra i querceti della zona, espressione di un antico culto lunare. Vismentua sarebbe variata prima in Bismentua e poi Bismantua. Nel V secolo d.C. i Bizantini edificarono sulla montagna una struttura militare, nota come Kastròn Bismanto o Castrum Bismantum. Il castello Bismantum è menzionato in un diario di viaggio del 628. In un documento del 1062 è citata per la prima volta la Petra de Bismanto. La prima menzione scritta di Bismantova compare nella Divina Commedia di Dante Alighieri (Inferno canto IV, 25-30). – Vassi in Sanleo e discenden in Noli, montansi su in Bismatova e’n lacmen con esso i pié, ma qui convien ch’am voli….)-

La sua formazione risale al Miocene medio inferiore, ovvero a circa 15 milioni di anni fa, epoca in cui questa calcarenite, poggiata su una base di marne argillose, si è formata in ambiente marino poco profondo in una fase di clima tropicale, fatto testimoniato dal contenuto paleontologico rinvenibile: gusci di molluschi, alghe calcaree, spicole di spugna, denti di pesce. In realtà si tratta di quello che resta di una ben più estesa placca arenacea in parte smantellata, perché interessata da faglie e fratture, e plasmata dall'erosione durante lo scorrere dei millenni: fanno fede di ciò i grossi blocchi staccatisi e giacenti in parte alla base delle pareti verticali, che superano i 100 m. Sicuramente un posto abitato come testimoniano alcuni ritrovamenti sin dal periodo mesolitico, poi dai romani, diverse le tracce di costruzioni umane, quello che rimane oggi ancora aperto al pubblico e un eremo benedettino risalente al XVII secolo. Un posto incantevole per arrampicate, pellegrinaggio, flora e fauna, che proprio in primavera mostra il meglio di se.

 

 

 

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