Parma Asprel├Č e gras pist. Poveri mangiari

Sabato 03 Febbraio 2018

Parma Asprel├Č e gras pist. Poveri mangiari

Crescono di norma nei prati stabili, incolti, o di erba medica molto vecchi. Crescono come erbe spontanee e sono commestibili. Nella pedemontana parmense le asprelle si raccolgono già verso la fine dell’inverno e si consumano sia cotte che crude.  Si possono confondere con la cicoria selvatica e il tarassaco, comunque entrambe commestibili.  

Cibi poveri per definizione ma ricchissimi di proprietà. Una passeggiata in un prato vecchio o in un incolto, è sufficiente per un ricco bottino di Cichorium intybus, cioè asprelle proprio perché più aspre del tarassaco, pitaciò, soffione, o dente di leone che dir si voglia, con il quale occhio non esperto è portato a confondere.  Bene si distinguono in fioritura, ma oramai tardi per usarle in cucina, con fiore azzurro per le asprelle giallo per il tarassaco. A fine inverno dobbiamo affidarci al nostro occhio attento, le foglie invernali delle asprelle hanno portamento prostrato mentre quelle del dente di leone è eretto. Attenti anche a non farvi mandare per asprelle nel mio idioma “va par spréli” in quanto la frase assume un significato popolare poco gradevole, ma evita di usare termini ben più volgari che il nostro vernacolo può annoverare coniugando altre e più colorite espressioni.

Tradizione vuole che qui le asprelle venissero consumate con le uova sode od in camicia e condite secondo antica tradizione, di un sapere antico, oggi messe al bando dalle moderne diete. Una volta mondate che siano ponetele in capiente terrina che terre calda a bagnomaria, in un tegamino a parte fate sciogliere trito di guanciale, aggiungete un po’ di aceto rosso di vino, giusta quantità di concentrato di pomodoro e condite.

Contattaci