Mangiare, Parma, Poveri mangiari, Moralità e lumache

Venerdý 16 Febbraio 2018

Mangiare, Parma, Poveri mangiari, Moralità e lumache

Succedeva, che la budella maiuscola quando era veramente vuota potesse, come potrebbe succedere ancora per il piacere, che portasse e che porti a comportamenti che alcuni oggi definirebbero crudeli. E’ tutto totalizzato, può essere comprensibile che parlare di mettere in tavola lumache, ricci, agnellini possa ad alcuni dare fastidio. Se ci localizziamo mentalmente negli Stati Uniti d’America, la carne di cavallo è considerato “out of” ogni possibile discorso, pari alla carne di cane, così come in India è sacra la vacca.

Per un parmigiano come me, cresciuto nel contado, dove la mattanza del gosino era quasi una festa, diventa difficile capire da un punto di vista emotivo queste differenze. Anche perché se approfondisco un attimo in più il discorso, scopro che il mio maiale ha un’intelligenza più "umana" rispetto ai cani e seguendo la logica specista, dovrebbero avere leggi a sua protezione migliori delle leggi a protezione del cane. Ma tant’è. Io son vecchio e nel mio dna, un pochino, il ricordo vago e remoto della fame è rimasto, come mi è rimasta ferma e decisa quell’impronta pietosa che parte di questa nuova società ha slavato. Poi se volete sono il primo a condannare l’allevamento forzato, intensivo e disumano di tanti vostri e miei simili, di voi che vi proclamate animalisti. Io ho ben vivo e corrente il trattamento che i miei serbavano al porco e al vitello, piuttosto che al pollo o al coniglio. Massima attenzione, massima cura, era più facile vedere sull’aia il cavallo del veterinario che l’auto del medico. Si cresceva insieme fra coccole e carezze, poi forse alla fine si era un pochino incoerenti, ma faceva e fa parte del sistema natura.  Si prestava, anche come ho già avuto modo di raccontare, il massimo rispetto anche un attimo prima della mattanza, che più che mattanza definirei sacrificio, che aveva tutte le prerogative e i riguardi affinché la povera bestia trapassasse “felice”. Riguardi che troppi non riserbano più nemmeno ai propri simili, a differenza nostra tollerate che sgozzino con animo cattivo, con disprezzo e vigliaccheria, che screditino i corpi senza vergogna e moralità alcuna. Così come noi ora procediamo per il nostro piacere mangereccio con le nostre povere lumache che riteniamo siano dissimile nella scala della catena alimentare, ma senza per questo assurgere a nessuna divinizzazione. Mettete le lumache vive in un cesto pieno di crusca col coperchio per almeno tre giorni Mettetele a cuocere in acqua fredda, col sale; appena incominceranno ad uscire dal guscio per il calore, alzate la fiamma in modo che le lumache muoiano prima di poter rientrare: cuocetele una mezz'oretta. Scolatele, togliete le lumache dai gusci ed eliminate la parte nera che si trova nell'interno. Tritate l’aglio, prezzemolo cipolla in adeguata quantità e fate soffriggere in olio, aggiungete pomodori a pezzi e peperoncini. Fate cuocere a fiamma bassa per circa 15 minuti. Salate unite le lumache e qualche foglia di basilico. Coprite il recipiente e cuocete per dieci minuti.


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